Cos’è il burnout? Il fallimento psicologico del lavoratore e… dell’azienda

Il fatto che milioni di persone condividano una stessa forma di malattia mentale non fa che questa gente sia sana.

Erich Fromm

 

 

Cosa si intende quando si parla di burnout?

La sindrome da burnout è l’esito finale di natura psichica di un periodo o di un evento che comporta particolare stress emotivo, che può riguardare alcune persone nei contesti lavorativi. Sono più soggetti a questa sindrome gli operatori nell’ambito della cura della persona (caregivers), gli operatori dell’assistenza sociale e chi a diverso titolo si occupa di relazioni di aiuto. Tra questi operatori, i più colpiti sono senza dubbio i professionisti del ramo sanitario (medici, infermieri e specialisti); i professionisti in ambito socio-sanitario(assistenti sociali, psicologi clinici), e operatori dell’ambito scolastico e formativo (insegnanti, insegnanti di sostegno ed educatori).

Il burnout è un processo psicologico, non un semplice evento. Infatti, esso non avviene apparendo dal nulla, ma si genera come un lento e progressivo esaurimento emotivo della persona, una sua lenta e graduale de-personalizzazione e una sempre maggiore crescita della sensazione di ridotta soddisfazione personale e professionale.

In alcuni casi più gravi, una sindrome di questo tipo conduce ad apatia, perdita di interesse e passione per il proprio mestiere, trasformazione dell’empatia in indifferenza, tramutando il senso stesso del lavoro di aiuto nel suo contrario.

 

Cosa lo scatena…veramente?

Le motivazioni che portano al Burnout sono svariate e sono state studiate da psicologi come Maslach e Leiter (2000) che hanno sviluppato anche dei sistemi di misurazione, come interviste e questionari mirati, per tentare di quantificare l’entità di un fenomeno in capo alla persona per poi procedere successivamente con una terapia risolutiva. Tra questi elementi troviamo il deterioramento del lavoro e del suo senso generale, delle emozioni collegate ad esso finanche la sua gestione pratica quotidiana. Questa sindrome da stress, non essendo esclusiva delle figure sopra riportate, ma solo maggiormente colpite per la tipologia di lavoro, in realtà si sta diffondendo anche in altre organizzazioni il cui scopo è il lavoro. Il Burnout può essere causato anche da una mancanza piuttosto grave, soprattutto nelle grandi organizzazioni, di una guida con uno scopo specifico da cui derivano politiche aziendali in favore del personale dipendente: orari di lavoro inesistenti, o inumani, mancanza di una direttiva chiara, stress da sovraccarico di lavoro dovuto a scarsi o nulli investimenti su personale qualificato, stagnazione dei processi e delle attività, impotenza decisionale e continui rimandi al superiore e via dicendo. I processi mal governati in una azienda, producono effetti a livello personale, ed è stato dimostrato. I lavoratori pertanto, in balia di una direzione confusa, producono effetti negativi su loro stessi e sulla loro psicologia di base, come la mancanza di motivazione personale al lavoro svolto, l’utilizzo di strategie di assenteismo pianificato (ad esempio rimanere assenti per determinati periodi specifici, l’utilizzo strategico di ferie o permessi, il ricorso ad azioni legali o sindacali, fino addirittura ad arrivare al proprio licenziamento dal posto di lavoro.

 

Quali sono le possibili conseguenze sulla persona e sull’organizzazione?

Le conseguenze negative di un lavoratore colpito da burnout possono essere varie, e dipendono da persona a persona. Esiste comunque una classificazione seppur minima di ciò che potrebbe accadere. Primo fra tutti, la nascita di atteggiamenti negativi verso i clienti e verso gli utenti. Non solo. Questo atteggiamento negativo si può spostare verso la famiglia e gli affetti, che poco hanno a che vedere con l’ambiente di lavoro, oppure verso sé stessi e la propria percezione del Sé. Il calo della soddisfazione lavorativa è un altro aspetto da considerare, che si traduce in un calo di impegno nei confronti dell’organizzazione per cui si lavora, e quindi in un peggioramento delle performance che possono costare all’azienda cali in termini di credibilità e fatturato. Si tratta, infine, di una sindrome che può portare ad una negativizzazione di ogni aspetto della propria vita personale, finanche al peggioramento dello stato di salute psichica e fisica del soggetto colpito.

 

Alcuni suggerimenti (di buon senso) per evitarlo

Qui le ricette sono molteplici, anche se il ricorso ad una terapia psicologica è di certo la strada maggiormente consigliata, soprattutto nei casi più gravi che possono portare ad una situazione patologica grave, come una depressione, istinti suicidi e ad una depersonalizzazione, finanche alla violenza fisica e verbale nei confronti di sé stessi e degli altri. L’approccio da preferire è senza dubbio la prevenzione del fenomeno non nell’andare a raccogliere i pezzi dopo che la persona sia andata in frantumi a causa di esso. Il Testo Unico 81/2008 sulla Sicurezza nei posti di lavoro, detta delle linee guida in merito alla valutazione del Rischio da Stress da Lavoro Correlato, di cui il burn-out è la massima espressione.

Il primo consiglio da dare, è sempre di non sottovalutare questo problema alla radice, di rivolgersi sia alle persone direttamente interessate dal fenomeno, sai a chi per lavoro deve gestire i collaboratori in un contesto organizzativo come può essere un’azienda o un ente.

Prevenire in senso applicato, in questo caso può voler dire costruire una comunicazione interna all’organizzazione il più possibile efficace e sintetica, al fine di essere comprensibile da tutti onde evitare incomprensioni e procedure troppo burocratiche, limitanti e troppo accentrate su una leadership autoritaria. Potrebbe essere una buona strada, sviluppare una scienza organizzativa ad hoc (c.d. modelli organizzativi e di gestione delle risorse umane) per sistematizzare ruoli e funzioni, stabilire pertanto dei confini precisi tra un lavoratore e l’altro, al fine di minimizzare il rischio dell’eccessivo carico di lavoro, che abbiamo visto essere una possibile causa scatenante di questo come di altri eventi stressogeni. Altre considerazioni di buon senso, che non abbisognano di schemi ma di buona volontà, sono senza dubbio il dare valore ed importanza ai propri collaboratori, se si è un capo, o di instaurare buoni legami anche affettivi con i colleghi, se si è un semplice impiegato. Questo le organizzazioni lo possono fare strutturando momenti di aggregazione e di piacere, come ,ad esempio, avere degli spazi condivisi dove passare del tempo nell’arco della giornata per sorseggiare un caffè e fare quattro chiacchiere, o giocare a calcetto. Sicuramente sono importanti gli ambienti aziendali, la prossemica e l’ergonomia dei luoghi, anche se possono mancare questi accorgimenti per mancanza di spazi dedicati. Soluzioni innovative ce ne possono essere molte per prevenire l’insoddisfazione su un luogo di lavoro, basta applicare alcuni principi di base, partendo dal presupposto che le aziende le costruiscono le persone con il loro impegno e la loro dedizione, e stati di stress indotti come la Sindrome del burnout sono tranquillamente evitabili con alcuni accorgimenti e il rispetto reciproco.

 

Approfondimenti

Definizione da Wikipedia

Definizione da My Personal Trainer

Articolo da State of Mind

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