Ma che cos’è, veramente, lo Yoga? Breve storia di una pratica di sviluppo umano

Yogah Citta Vritti Nirodah
Lo Yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente.

– Patanjali

Quando si parla di crescita personale è difficile non tirare in ballo la disciplina millenaria dello Yoga.
Ma cos’è…veramente…lo Yoga?
Questa pratica viene classificata dagli occidentali in molte maniere diverse, alcune di queste completamente distanti dalla realtà di ciò che veramente lo Yoga è, o dovrebbe essere. Si farebbe prima a dire cosa NON è, vista la complessità dell’argomento.

Non si tratta di uno Sport.
Non è lo Stretching del corpo.
Non è una forma esotica di equilibrio psico-fisico
della persona.

Tutte, queste definizioni sono estremamente limitanti.
Possiamo dire che lo Yoga è, prima di ogni altra cosa, la pratica di una disciplina spirituale le cui origini si perdono letteralmente nella notte dei tempi, e in maniera antesignana dall’avvento delle religioni organizzate che conosciamo oggi.

Mi piace pensare che Yoga sia la prima forma di perfezionamento umano e di crescita spirituale inventato dall’uomo per l’uomo, una scienza del corpo e della mente che ha come fine ultimo l’unione con l’Assoluto. 

Una sorta di patrimonio dell’Umanità, di cui riconosciamo il suo valore solo adesso, anche in ragione del fatto che abbiamo perso la bussola come esseri umani, e l’uomo viene sempre più targettizzato su funzionalità proprie dell’efficienza delle macchine in un mondo sempre più artificiale.

In questo senso, lo Yoga diventa una riscoperta dell’Uomo.

Tracce dei suoi inizi si trovano sui sigilli in pietra ritrovati negli scavi relativi all’antica civiltà dell’Indo-Sarasvati, fiorita tra il 2500 al 1500 a.C. ma che probabilmente ha avuto inizio nel 5000 a.C. Nel sigillo più famoso, Pashupati, si vede la prima raffigurazione di una persona nella posizione del Loto. La civiltà Sarasvati o Indu-Sarasvati era una cultura altamente sviluppata, tecnologica, che aveva costruito edifici a più piani, bagni con sistemi di drenaggio che portavano a fognature rivestite di mattoni e che aveva creato numerose forme artistiche, in ceramica, bronzo e rame. Una sorta di Antica Roma, prima dell’Antica Roma!

Si chiamavano così in quanto vivevano sulle sponde del fiume Sarasvati, che scorreva tra il 5000 e il 1800 a.C. in una regione prossima all’India, che fu prosciugato probabilmente a causa di un innalzamento dell’Himalaya: ora vi scorre il fiume Yamuna, nell’area dell’attuale Afghanistan e Pakistan, a nord-ovest dell’India.

La parola Yoga, però, si trova già citata negli antichi testi detti Veda, composti già nel 4000 a.C. I Veda erano composti  da quattro libri di cui nel più antico, Rig Veda, viene riportata la parola Yoga. Questo Veda è anche considerato dagli studiosi il più antico libro del mondo. I Veda descrivono come onorare Dio, quali preghiere, inni, mantra e riti fare attraverso le Upanishad che sono considerate la sua parte principale. Upanishad significa “insegnamento interiore o mistico” e i suoi autori, nella quiete degli eremitaggi nelle foreste, erano un pò come i filosofi dell’Antica Grecia: pensatori che riflettono su temi di grande profondità con un seguito di discepoli che, sedendo accanto a loro, imparavano una sorta di dottrina che oggi diremo “segreta”. La filosofia della Upanishad che questi guru narravano, comprendevano l’identità dell’anima individuale e dell’Anima Suprema, rivelando il monismo di Dio, ovvero che tutto è Dio, e tutto è l’Assoluto. In tempi più recenti, filosofi contemporanei come Arthur Schopenhauer, vengono influenzati da queste dottrine e molti altri ne sono seguiti.

Volendo tracciare una linea del tempo della storia dello Yoga, la si può dividere in cinque periodi:

periodo pre-classico o Epico,
periodo classico,
periodo post-classico o tantrico,
periodo moderno e contemporaneo

Con questa accezione, si intende il periodo di nascita, segnato da due grandi storie indiane che sono il Mahabharata e il Ramayana. Il primo è considerato il poema epico più lungo del mondo e narra delle lotte tra famiglie indiane e di grandiose battaglie. Questo poema include la famosissima Bhagavad Gita, il quale descrive lo yoga dell’azione, della devozione e della saggezza. In questo estratto, Krishna, come incarnazione di Vishnu, illustra al guerriero Arjuna la necessità di essere fedele al proprio sé autentico. Nel Ramayana (“i viaggi di Rama”, anche se la traduzione non è corretta), Rama è un eroe mitico dagli straordinari poteri in quanto incarnazione di Vishnu. Vishnu, Brahma, Shiva solo la trinità degli dei induisti, che rappresentano, rispettivamente, la conservazione, la creazione e la distruzione. E’ di quel periodo infatti la famosa rappresentazione di Shiva Nataraj, o Danzatore cosmico: una icona che simboleggia i ritmi dell’universo, intrecciati con cicli di creazione distruzione. La danza suggerisce come, in questo ciclo infinito, l’uomo debba utilizzare il proprio corpo per connettersi alle nostre energie interiori, come si fa nello Yoga: infatti rappresenta lo Yoga stesso. Quando pratichiamo lo Yoga, in realtà facciamo come Shiva Nataraj: ci connettiamo al nostro corpo e alla sua energia permettendoci di sperimentare la gioia corporea e una sensazione di universalità che costituisce la base di una vita spirituale. 

Qui, lo Yoga comincia a prendere forma con gli Yoga Sutra di Patanjali, una raccolta i aforismi di filosofia e di pratica spirituale che iniziano a delineare l’essenza della pratica yogica. Patanjali parla di una visione dualistica del mondo, formato da materia o prakriti e spirito o purusha. La liberazione o moksha avviene lavorando attraverso il corpo per realizzare lo spirito. Nel periodo classico, tra il II e il X secolo d.C. abbiamo il fiorire in India di sei scuole filosofiche classiche o darshana: lo Yoga è una di queste. Tutte e sei queste scuole o darshana, sono caratterizzate dal rispetto per gli antichi Veda e ognuna ha una sua caratteristica: la scuola Nyaya di Gautama utilizza una filosofia molto simile alla logica scientifica occidentale, cioè lo studio della natura e l’arrivo ad una conclusione “logica”; la scuola Vaisesika di Kanada, che utilizza un metodo analitico che è tipico della fisica che ritiene il concetto di atomo eterno, ma non-eterno ciò che si manifesta con essi; la scuola Samkhya di Kapila che riduce l’Universo ad una semplice manifestazione di prakriti e purusha, e ad una sua ciclicità e una dualità causa/effetto, nascita/distruzione; la scuola Mimamsa di Jaimimi, che è la base del Vedanta e la base del sistema giuridico indù, fornisce le regole per l’interpretazione dei Veda e le ragioni filosofiche alla base dei rituali: si domanda cosa sia realmente il Dharma attraverso l’uso dei Veda; la scuola Vedanta che riferisce alla parte finale dei Veda, ossia le Upanishad, e traduce il tutto in un metodo di auto-ricerca contemplativa che conduce alla propria natura; la scuola Yoga che, partendo appunto dagli Yoga Sutra fissa i principi dottrinali dello Yoga: la dualità dell’universo, materia e spirito, corpo e anima. pakritri e purusha. La condizione dell’uomo è la sua ignoranza che incatena lo spirito in una rinascita costante, il samsara. Lo Yoga insegna una tecnica per uscire dalla condizione di samsara passando attraverso lo sforzo, l’interiorizzazione e la calma mentale. Questo tipo di conoscenza si chiama citta, ovvero la condizione di purezza. Perciò lo Yoga, che significa letteralmente “unione”, in realtà significa la netta separazione tra corpo e spirito: il verbo Yuj, vuole dire “soggiogare”, “inibire”. Inibire, significa: “rendere neutra la mente”.

Questo periodo successivo, che si sviluppò successivamente al 500 d.C., diede origine all’Hatha Yoga, come viene trasmesso oggi, a partire però dalla sperimentazione del Tantra. Per Tantra si  intende una complessa filosofia sviluppatasi tra il IV e il IX secolo d.C. che si ritiene rivoluzionaria in quanto supera la visione dualistica classica della divisione corpo-spirito, sostenendo che ogni cosa  è sacra e il corpo stesso non deve essere vinto ma abbracciato ed utilizzato come mezzo di liberazione. I semi di questa filosofia spirituale non-duale, era già presente in alcuni passi delle Upanishad millenni prima e vennero riprese poi successivamente anche dal Buddhismo. I testi su cui si basa il Tantra sono il Tantra-Aloka, il Mahanirvana-Tantra, il Shiva Samhita e lo Shiva Sutra ed in essi si discute di tutto ciò che viene considerato tabù, non più tale in quanto se ne fa esperienza quotidiana: il sesso, la morte, le secrezioni era tutti argomenti discutibili. L’idea centrale è che il prana, in quanto energia del corpo scorre come due fiumi dentro e fuori il corpo stesso, come due forze opposte maschile (Shiva) e femminile (Shakti), partendo dalla base della colonna vertebrale e risalendo con un movimento a spirale fino alla corona della testa. Questo flusso di energie che compie questo percorso è detto Kundalini, e il percorso per arrivare all’illuminazione comporta l’apertura di migliaia di Nadi, canali energetici che attraversano tutto il corpo, fermandosi in alcuni punti e formando dei vortici o ruote cioè il Chakra che devono essere aperti per far scorrere l’energia Kundalini lungo il canale centrale detto Nadi Sushumna, e arrivare ad espandersi su tutto il corpo. I Chakra sono 7. Di questo periodo si segnalano alcuni testi di Hatha Yoga, quali: il Goraksha-Paddhati in cui si afferma l’esistenza di più di 8 mln di asana di cui 84 utili; l’Hatha Yoga Pradipika, prima raccolta di posizioni Yoga documentate che ne descrive 16 utili e la Gheranda Samhita, che è la sua continuazione e la descrizione di altre 32 posizioni utili totali.

Il periodo moderno e contemporaneo ha prodotto numerosi testi che descrivono le posture, più che la filosofia che sta alla base di questa disciplina. Dagli insegnamenti di Krishnamacharya e dai suoi allievi, derivano gli innumerevoli stili in cui lo Yoga si suddivide. Ne citiamo alcuni, come lo Jnana Yoga, una pratica per la liberazione attraverso lo studio di testi, riflessioni e idee; il Bhakti Yoga, ovvero la pratica della devozione il cui maggiore esponente è un americano Krishna Das, devoto al canto detto kirtan. Non solo, sono presenti il Karma Yoga, che più che uno stile di postura è una modalità di lavoro: basti pensare a Madre Teresa e alla sua opera caritatevole e alle sue comunità; il Mantra Yoga, ovvero la pratica di cantare suoni e specifiche vibrazioni che ci aiutano nella vita. A questo proposito, il saggio di Gertrud Hirsch “La pratica dei Mantra”, è un’ottima selezione dei principali mantra sanscriti e la sua pratica che viene detta chanting o canto devozionale. Il Nada Yoga e il bagno di Gong, in cui si fa esperienza delle vibrazioni corporee indotte appunto da Gong rituali. L’Hatha Yoga, da cui derivano tutti gli altri stili, anche i più controversi. B.K.S. Iyengar è stato sicuramente lo yogi più influente che ha portato lo Yoga negli Stati Uniti, e la cui scuola ha racconto nei decenni milioni di allievi. Fondatore di uno stile proprio, lo Iyengar Yoga, è attualmente uno degli Yoga più praticati in assoluto. Ma non è finita, il XX secolo ha visto il nascere di ulteriori stili ed approcci, un fiorire di vitalità attorno a questa disciplina. E’ il caso del Kundalini Yoga, portato in occidente nel 1968 da Yogi Bhajan e focalizzato su meditazione e stimolazione del sistema nervoso e ghiandolare, attraverso la pratica del respiro (pranayama); l’Ashtanga Vinyasa Yoga, lo stile che ha praticato il sottoscritto per qualche tempo, in cui si cerca di sincronizzare un metodo di respirazione che viene chiamato ujjayi con una serie di posture progressive e fluide. Fondamentale in questo periodo storico per lo Yoga è stato il lavoro di divulgazione mondiale di Indra Devi, prima donna studente di Krishnamacharya, che aprì scuole in Cina, in California, in Messico, in Unione Sovietica e in Argentina.

Abbiamo visto come lo Yoga, sia un intero mondo. E quanto questo mondo sia ricco, pieno di sfaccettature, di stili, di filosofie diverse e di approcci diversi che si sono evoluti e si stanno evolvendo anche ora, mentre cerchiamo di scriverci sopra…

Per semplificare molto, però, lo Yoga rimane una disciplina complessa che al suo interno ha 8 sotto-discipline, e questa caratteristica di Ashtanga Yoga, ovvero lo Yoga integrale, è composto 8 parti suddivise in due sottogruppi che in qualche modo ritorna come insegnamento principale, se pur con applicazioni diverse.

1) il Bhairanga Yoga, cioè lo Yoga Esterno, composto da

yama, niyama, asana, pranayama

2) Antaranga Yoga e Raja Yoga, cioè lo Yoga Interno, composto da

pratiyahara, dharama, dhyana, samadhi.

Ciascun livello corrisponde ad una educazione del corpo, e della mente. Per Yoga esterno si intendono le quattro discipline che hanno a che fare il corpo e con le abitudini di vita: come mi alimento, come respiro, come mi muovo, etc; per Yoga interno, si intende il passo successivo all’allenamento corporeo e alla modificazione delle abitudini che portano ad un percorso spirituale completo che parla al nostro Sé e alla nostra essenza umana.

Il Samadhi, è considerato l’apice di questo percorso: i monaci buddisti la chiamerebbero Illuminazione, i monaci Zen, Satori: uno stato della mente e del corpo in perfetta comunione con l’Assoluto, inteso come punto di contatto tra l’essere umano e l’Universo.

Lo Yoga è la cessazione delle fluttuazioni della mente.

Questo è, veramente lo Yoga, pace e unione con l’Assoluto.

Ma per raggiungere questa unione, la strada è lunga e ricca di disciplina.

Approfondimenti

Meta Chaya Hirschl, Yoga per tutti, Guida pratica illustrata, Macro Edizioni
Georg Feurstein, Larry Payne, Yoga for Dummies, HOEPLI
André Van Lysebeth, Imparo lo Yoga, Mursia

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