Quanto dura l’età evolutiva? La crescita del bambino secondo Thomas Gordon

Per aiutare un bambino, dobbiamo fornirgli un ambiente che gli consenta di svilupparsi liberamente.
 
Maria Montessori 
 

Cos’è l’età evolutiva? 

L’età evolutiva è quel periodo della Vita molto sensibile ed importante, finalizzato alla crescita dei un individuo completo, che definisce il suo stare nel mondo dalla nascita all’inizio dell’età adulta.

Per capirci, è quel lasso di tempo in cui la persona è impegnata in compiti evolutivi, che riguardano le sue autonomie, gli aspetti biologici, cognitivi, emotivi e le sue funzioni interne ed esterne.

Nella pratica del Counseling è considerato addirittura un ambito a sé stante, tanto è importante e data la complessità del tipo di lavoro che viene impostato assieme alla persona.

Di norma, ci si concentra in fasce di età comprese tra gli 11 e i 13 anni, e i 14 e i 18 anni, anche se recenti studi la identificano come più ampia.

 

Si stima che l’intero ciclo dell’età evolutiva di un soggetto copra un periodo di tempo molto lungo, che va dagli 0 ai 30 anni. Circa 1/3 della nostra Vita!

Le quattro fasi del periodo evolutivo 

Lo sviluppo della persona avviene quindi in (circa) 30 anni, passando delle fasi precise, che potremmo riassumere in questo elenco:

  • 0-6 anni; prima infanzia
  • 7-11 anni; seconda infanzia (c.d. periodo di latenza)
  • 11-13 anni; pre-adolescenza
  • 13-25 anni; adolescenza che si conclude intorno ai 28-30 anni

La sostanziale scoperta è stata che l’evoluzione di una persona avviene internamente e esternamente ad essa, ovverosia dipendente dall’ambiente sociale, in cui lo scambio e le interazioni costanti tra individuo ed ambiente, contribuisce alla sua formazione integrale.

Si è visto che nelle ultime due generazioni l’ambiente sociale è diventato molto più ricco di stimoli, pertanto anche la fase adolescenziale ha subito uno spostamento in avanti, contribuendo all’allungamento di questo periodo.

L’assunto di base è che i condizionamenti che subisce una essere umano sono sempre incrociati con la natura della persona sviluppando un senso del Sé che spesso può risultare non in linea con la stessa persona, causa anche di forme patologiche di adattamento.

 

0-6 anni (Prima Infanzia) – 7-11 anni (Latenza)  

Lo sviluppo del bambino è condizionato da ciò che lo circonda, nella prima infanzia è fatto di persone che interagiscono con lui. Il bambino impara molto, per imitazione apprendendo le modalità relazionali e quello che osserva attraverso l’attaccamento con le figure di riferimento (mamma, papà, parenti), con le quali procede principalmente per imitazione. E’ il periodo della costruzione di categorie nel suo Sé.

Il lavoro del Counseling in questo senso è molto efficace perchè è orientato a proporre esperienze relazionali anche semplici, ma fondamentali: incontrare un adulto che ascolta e che empatizza è importante, è una buona relazione interiorizzata e a sua volta saprà ascoltare anche lui procedendo per imitazione. Le relazioni nei più piccoli è soprattutto di tipo “diadico”, cioè tra due persone: c’è una spinta preordinata alla ricerca di questa relazione diadica con le figure di accudimento (padre, madre, parenti). Le pratiche di accudimento sono principalmente materne (sicurezza, amore, attenzioni, cibo, …) e solo poi diventano elaborati relazionali. Il bambino interiorizza questi aspetti, e percepisce “se qualcuno si prende cura di me, io mi prendo cura degli altri”. E’ stato visto, soprattutto nella prima infanzia, che c’è una tendenza a cercare l’adulto che ascolta, essere accorti e contenuti nella manifestazione di emozioni molto forti e portate emotive piuttosto ampie. Quasi tutto diventa in questa età una esperienza corporea ed emotiva, solo dopo arriva la parte cognitiva. Le emozioni sono utilizzate dal bambino, per entrare in contatto col mondo (il pianto, la rabbia, etc) anche gli adolescenti, dopo una fase di latenza dai 7 ai 11 anni, usano molto le emozioni: l’adulto usa la SINTONIZZAZIONE AFFETTIVA, che è il contrario del rispecchiamento emotivo, che in questo caso non è efficace perché non impara nulla di nuovo. La sintonizzazione rielabora l’emozione e la restituisce in modo diverso, è cioè la capacità di restituire anche in riformulazione quello che viene riportato dall infante. E’ fondamentale per la crescita emotiva perché impara attraverso la risposta che diventa imparare a regolare le emozioni, che vengono contenute, riformulate, restituite sotto altra forma). L’idea di fondo è che nei primi anni di vita, le relazioni con le figure di riferimento sviluppa la sintonizzazione affettiva e la interiorizza come una esperienza, al fine di costruire il senso del sé (come si diceva nella teoria dell’attaccamento).

Sintonizzazione affettiva
La relazione di cura è un pò come la relazione materna. Se il bambino piange e la madre piange, non si va da nessuna parte. La sintonizzazione avviene quando ci si rispecchia sotto un’altra forma. Ha molto a che fare con la teoria dei “neuroni specchio”, di derivazione medicale, come teoria di base: un rispecchiamento cerebrale delle aree del linguaggio e delle aree motorie che fa in modo che tutto ciò che noi facciamo attiva le stesse aree del cervello (simulazione incarnata), come se stessimo facendo noi le stesse cose o dicendo le stesse cose o avendo le stesse emozioni. La simulazione a livello cellulare, che è la base della comprensione dell’altro, in senso scientifico e neuronale, perché si attivano le stesse aree cerebrali che fanno dell’apprendimento una questione di imitazione. In età evolutiva questo meccanismo è molto importante perché il bambino ha bisogno di una regolarità che costruisce il vero sé, e cresce in modo autentico e genuino.

 
11-13 anni (Pre-adolescenza) –  13-25 anni (Adolescenza) 

In questo periodo dell’età evolutiva diviene importante la dimensione del corpo e le attività (piccoli esercizi) sono utili per questa fascia di età. In seconda media si può utilizzare il Counseling con successo, fatte salve le caratteristiche di questa età.

Importantissimo è il processo di differenziazione, ovverosia la separazione e lo staccarsi dalle figure di riferimento, madre e padre, utilizzando uno strumento elettivo, cioè tramite il conflitto e l’opposizione. Io mi distacco da te se inizio a vedere in te delle cose che non mi piacciono. In questo momento, sia il troppo conflitto che la sua assenza non vanno bene perché inevitabilmente si genera. Il confliggere diviene necessario per la crescita, ed è meglio prima che dopo e con le persone giuste. Gli adolescenti confliggono perché hanno bisogno di creare delle distanze: andare verso altro (fidanzati, lavoratori, studenti): una modalità che deve essere accolta, in quanto si tratta di una età di esordio per molte cose, come possono essere l’ansia, il panico, le fissazioni e altre manifestazioni normali che possono sfociare anche in disturbi gravi se non controllati. Infatti, dalla normalità, si può scendere nella patologia. Gli interventi migliori, sono normalmente sessione di 5-6 incontri per via proprio di questa caratteristica: basta normalmente uno sblocco, se si va oltre meglio indirizzare verso uno psicoterapeuta. Siccome il conflitto è necessario ed inevitabile, a questa età ci interessa gestire il conflitto con il presidio del limite, e il modo in cui avviene più del fatto che avvenga.

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