Che cosa ci dà una forma? Fritz Perls e la Psicologia della Gestalt

Ogni volta che rifiuti di rispondere a una domanda, aiuti l’altra persona a utilizzare le proprie risorse.
 
Fritz Perls

 

Cos’è la Gestalt? Le origini e alcune differenze con la Psicanalisi

La Gestalt è una corrente psicologica incentrata sui temi della percezione e dell’esperienza. A suo tempo, rivoluzionaria, parte da un concetto molto antico, che ha a che fare anche se vogliamo con il metodo scientifico. Nella scienza, infatti, per modificare un fenomeno bisogna prima di tutto comprenderlo ed analizzarlo obiettivamente ciò che accade in determinate condizioni, facendo un confronto con ciò che c’è già stato in passato per quello stesso fenomeno. Se non si riesce a fare una qualche connessione con il già stato, in altre parole con il Passato, allora entra in campo la salvifica Teoria del Caos perché non si trovano le correlazioni con l’esistente e una spiegazione che sia scientificamente attendibile.

Tutte le teorie delle scienze naturali che privilegiano il principio causa-effetto e un esperimento, connettono una qualsiasi esperienza a un evento passato, cercando una correlazione logica che abbia delle evidenze, soprattutto misurabili. E questo è, appunto, l’approccio scientifico e mi viene anche da dire la base del nostro pensiero moderno

Tuttavia, negli anni successivo, nuovi approcci allo studio e alla pratica sulla psiche umana, hanno dimostrato come questa modalità abbia, in realtà, poco ha a che fare con il funzionamento reale dell’Essere Umano.

La Psicologia della Gestalt costituisce una terza via che mette in discussione molte nostre credenze e approcci alla scienza, ritenendo l’Uomo come un essere che funziona meglio “a trazione anteriore” più che a spinte posteriori del suo Passato.

Se, infatti, nella psicoanalisi si pone l’accento sul Passato di un individuo, nella Gestalt ci si concentra principalmente sul suo Presente e sul suo Futuro, teorizzando un punto di vista innovativo che prende dentro alcune tesi, non definitive, ma interessanti:

  1. che il Futuro ci influenza quanto il Passato, anche se ancora non esiste;
  2. che Sintetizzare è più efficace che Analizzare;
  3. che in Superficie si vedono le stesse cose che ci sono nelle nostre profondità dell’inconscio;
  4. che le Teorie sono solo ipotesi provvisorie, anche confortevoli;
  5. che è l’Aggressività una pulsione di vita necessaria e tante volte va amplificata per risolvere i sintomi di un problema, invece che repressa scovandone le cause;
  6. che il Piacere è più gratificante dello Sforzo (a proposito di “prima il dovere e poi il piacere”…) 
  7. che Adattarsi è una forma di impoverimento;
  8. che è più importante il Come accadono le cose, rispetto alle cose stesse, cioè il Che Cosa. 

Non a caso Gestalt significa proprio “forma”, in tedesco: una derivazione del verbo gestalten che a sua volta significa “mettere in forma, creare una struttura significante”. 

Serge Ginger, uno dei più affermanti psicoterapeuti della Gestalt mai vissuti, afferma che già da appena nati in realtà siamo “Esseri gestaltici”: il viso della mamma per un neonato è la forma significante per lui di mamma. Quindi è un tutto, che è la somma delle parti: occhi, naso, ciglia, espressioni, etc. Ma il bambino vede la sua mamma, non i singoli “pezzi” che la compongono. Pertanto quando si vuole comprendere un comportamento o una situazione umana, la Gestalt mira ad ottenere una visione sintetica e non solo analitica.

Oltretutto, bisogna rendersi conto che il contesto in cui avviene, è importante quanto l’evento stesso. Va da sé come la prospettiva, anche terapeutica della Gestalt, sia in realtà una prospettiva olistica (holos, il tutto) cioè un metodo che tende al benessere, più che alla guarigione da un disturbo.

L’Olismo è una caratteristica di ogni terapia umanistica – tra cui la Gestalt – e prevede un approccio universale (naturale) che è facilmente adattabile alle persone di ogni età, luogo e condizione sociale. 

E questa la teoria di partenza, dalle intuizioni di quel genio considerato solo in tarda età di Fritz Perls, uno psicanalista ebreo di origine tedesca scappato dalla propria terra ed approdato negli Stati Uniti all’età di 53 anni. L’atto di nascita di questo approccio terapeutico è avvenuto nel 1951 con l’uscita del libro Terapia della Gestalt, ma è diventato celebre solo molti anni più tardi, durante la contestazione giovanile come una sorta di contro-cultura autogestita. Siccome in quegli anni si metteva in discussione tutto, allora anche la Gestalt diventava un’ulteriore presa di posizione per confermare la messa in discussione di quel tutto. 

Al giorno d’oggi, superati i movimenti studenteschi e ciò che ne derivò, chi pratica la Gestalt (psicoterapeuti, psicologi, counselor) la intende più come “arte di vivere” e una filosofia esistenziale che approccia ad una prospettiva unificante del genere umano, integrando al tempo dimensioni sensoriali, affettive, intellettuali, sociali e spirituali a cui dare forma attraverso il corpo. Essa prende in prestito, si fa per dire, la sintesi di molte discipline con quell’indirizzo olistico, essendo la storia stessa del suo ideatore un’avventura umana che lo ha catapultato in giro per il mondo, consentendogli di fare esperienze mistiche con i monaci, ma di andare anche in terapia psicanalitica per ben quattro volte. Chiaramente, queste esperienze hanno poi influenzato il suo modo di intendere la psicologia oltre che il movimento gestaltico. 


Le cinque principali sfere dell’Uomo

La Gestalt quindi, non si occupa di comprendere, analizzare o interpretare, come farebbe uno psicanalista, diciamo, “classico” scovando la causa delle patologie e facendole venire a galla, quanto piuttosto si concentra sul favorire la piena presenza e la coscienza globale del modo in cui un Essere Umano funziona, dei suoi processi di adattamento creativo all’ambiente, di integrazione delle esperienze presenti, di quello che evita e dei meccanismi di difesa che attua, ovvero le sue resistenze.

Ginger, cerca di riassumere con il suo “pentagramma” le cinque principali dimensioni dell’Uomo:

  • fisica
  • affettiva
  • razionale
  • sociale
  • spirituale

La dispiega di questi tre aspetti non è banale, ma non la tratterò per ragioni di spazio. Possiamo dire in senso generale come l’Uomo sia, in realtà, esso stesso una forma gestaltica di queste cinque cose in interazione sistemica, e che vi sono anche delle tecniche che possono rendere esplicito dove, in quale aspetto di questi, c’è una carenza, una resistenza o un disequilibrio. Altro appunto importante: la Gestalt parte sempre da quello che c’è, da ciò che è visibile, evidente, cioè da quello che è un fenomeno. E ora vedremo in che senso.

 

La teoria del Self e il Ciclo del Contatto gestaltico

In Gestalt, si fa menzione delle teorie che sono alla sua base, per quanto in senso generale in questo approccio le teorie derivano dalla pratica, e non viceversa.

Possiamo dire, comunque, che la teoria più “collaudata”, nel senso che è stata vista, è la Teoria del Sé. Ovviamente, de-strutturando il concetto stesso di teoria, come assunto di base e comodo da cui partire. Il Sé in Gestalt, infatti, è un costrutto teorico talmente complesso da avere addirittura dubbi sul fatto che…esista.

Infatti, per ovviare a fraintendimenti sul Sé inteso in senso junghiano, la teoria parla del…Self.

Il Self, è un non-me, ovvero il mio modo di essere in quel preciso istante, in quella precisa circostanza, che appare in fenomeni al limite, alla frontiera del contatto tra me stesso e l’ambiente che mi circonda.

Questo ne fa uno costrutto variabile e indubbiamente legato ad una prospettiva sui fenomeni del mondo e ad uno schema, chiamato Ciclo del Contatto, che si manifesta, si sviluppa e si esaurisce in ogni esperienza umana.

Secondo Perls e Goodman (1951), il Ciclo prevede quattro passaggi basilari:

  • pre-contatto
  • contatto
  • contatto pieno
  • post contatto

e nulla di più di così, anche se è già molto.

E in questo ciclo lo ritroviamo in tutte le esperienze umane, in tutti quei momenti cioè in cui vi sia da assimilare un’esperienza e renderla parte del nostro bagaglio di viaggiatori nella Vita.

Lo stesso Ginger, prendendo come punto di partenza queste quattro fasi, le rielabora con i nomi di pre-contatto, engagement, contatto, désengagement, assimilazione.  

Il Self quindi ha per noi delle funzioni, proprio perché evolve di continuo, all’interno del Ciclo del Contatto. I quattro modi con cui si “manifesta”, sono:

  • l’Es
  • la Personalità
  • l’Io
  • il Modo Medio

L’Es rappresenta il mondo delle sensazioni e dei bisogni, anche primari (cervello primitivo o rettiliano); la Personalità costituisce il fondo permanente di ogni uomo, la dimensione storica del nostro essere nel mondo, oppure ciò che “non cambierà mai”; l’Io sono le nostre  scelte deliberate e coscienti che orientano il comportamento anche in base alla nostra personalità e il Modo Medio è il soggetto e l’oggetto delle nostre azioni. Con questa spiegazione di base, è “facile” intuire come per questi studiosi, la psicosi non è dovuta ad un trauma del passato sedimentato nella mente, ma è più reale come esso sia una perturbazione tra le funzioni di Es e Personalità. 

Un disadattamento, dovuto al fatto che il ciclo del contatto non si è sviluppato in maniera regolare.

E quindi, ci dobbiamo preoccupare?

Nessun problema, è perfettamente normale che ciò accada, diversamente saremmo tutti felici a cantare. Il non sviluppo sono le nostre Resistenze.

Tutti ce le abbiamo: la Gestalt mira solo a scoprirle e ad “aggiustarle”, nel senso di riconoscere il fatto che esistono e si manifestano di continuo nella nostra vita.

Le Resistenze più diffuse sono: le Introiezioni , ovvero tutto ciò che ho assimilato senza digerire, i “devo” culturali e sociali (devo essere un buon padre, un amante premuroso, un bravo lavoratore, pagare l’affitto, ecc.); le Proiezioni, ovvero tutto ciò che attribuisco a qualcun altro, ma che in realtà mi appartiene; le Retroflessioni, cioè il trattenere sentimenti e pulsioni, cercando di somatizzare perché non riesco a sfogarli; la Confluenza. quando non esiste un confine tra me e l’altro, e può essere patologica come la dipendenza affettiva, ma anche costruttiva, come sentirsi parte di un gruppo; la Deflessione, cioè un evitamento del desiderio o del bisogno, per evitare ad esempio la collera verso qualcuno e la infliggo a me medesimo in forma minore. Affinando il contatto gestaltico, queste resistenze vengono alla luce e si possono trattare con una terapia, e esistono diversi metodi per farlo.

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