Come si trasmette un’intenzione? L’uso della voce nella relazione di aiuto

Tutto diventa un pò diverso, appena lo si dice a voce alta.

Hermann Hesse 

 

Il tema della Voce

Per parlare del tema della Voce mi sento di riportare un qualcosa di personale. Nell’ultimo incontro con la mia counselor abbiamo fatto un ulteriore passo in avanti: è emerso, infatti, il tema del nostro ultimo colloquio che riguardava una proposta di lavoro che all’inizio reputavo inadeguata, ma che ho scoperto essere invece effettivamente tagliata sulle mie esigenze personali. A quel punto, la mia passata decisione di mantenere l’attuale status quo o “zona di comfort”, risultava facile, ma non appagante nel lungo termine, mi ha spinto ad accettare un cambio di prospettiva, mettendo me stesso al centro del ragionamento, non ciò che il mio Ego e i miei pensieri negativi nei loro confronti ritenessero giusto. Ho accettato di “vedere come va”, per potermi confrontare con un altro ambiente, con altri colleghi, con altri orari e con altre sfide quotidiane, mettendo da parte il il mio Sé-giudicante.  

Durante la seduta, la counselor mi ha fatto notare che, nel raccontare queste vicissitudini e le mie scelte contrarie, come anche il mio modo di parlarne, presentassero delle caratteristiche completamente diverse dal modo in cui affrontavo la questione solo qualche settimana prima. 

Fenomenologicamente, nel linguaggio non verbale (cioè il linguaggio del corpo), ero più rilassato e meno teso, sembravo più focalizzato e preciso, la mia postura era maggiormente fiduciosa, quasi impaziente di “vedere come va”, con il parziale abbandono della lamentela che ha contraddistinto negli anni il mio approccio a questo lavoro e alle persone con cui svolgo questo lavoro.  

Ciò che c’è di interessante, è quindi

il modo con cui ho comunicato e raccontato questa mia decisione, e il processo riflessivo che mi ha fatto scegliere di rivedere le mie posizioni…

e, quindi, alla modalità con cui in cui ho usato la mia…Voce.

A quel punto si è accesa una lampadina dentro di me. Siccome in passato ho studiato teatro e sono da sempre molto convinto che la voce sia il veicolo della nostra emotività, non solo per quello che sentiamo noi che parliamo, ma anche per il nostro interlocutore, mi sembrava giusto darci importanza.

Insomma, la voce è: il nostro biglietto da visita!  

E allora, preso da questa epifania, ho fatto alcune ricerche online per documentarmi e ho rispolverato alcuni vecchi libri che avevo sull’argomento per indagare questo aspetto della comunicazione, che forma il paralinguaggio.

Il primo libro che ho sfogliato di nuovo e con piacere è stato il Manuale di Pronuncia e Dizione di Ughetta Lanari, storica annunciatrice della RAI (la “signorina buonasera”) che, oltre ad essere un classico della preparazione vocale di attori e vocal coach, esamina proprio come la nostra voce sia lo strumento più potente che possiede l’Uomo per comunicare qualcosa, ma anche di come sia importante sapere come usarlo. 

 

I cinque elementi della voce

Secondo Lanari, la voce è una sincronicità perfetta di cinque elementi: ritmo, intensità, tono, timbro (o colore) e volume. Questi appaiono sempre insieme e definiscono il nostro parlare, il modo con gli altri ci riflettono, soprattutto, il modo in cui pensiamo a qualcosa oltre che la nostra emotività nel preciso istante in cui emettiamo i suoni che compongono un discorso. E questo aspetto emotivo, secondo me, nel mio lavoro di Counseling è molto importante, non solo per lo stile che dovrebbe avere un counselor ma soprattutto per la funzione di aiuto al cliente nello svolgimento delle varie fasi del processo di aiuto. In altri termini, in un lavoro in cui principalmente si ascolta e si parla diventa importante il come si parla.

Volendo, possiamo analizzare brevemente ciascun elemento identificato dalla Lanari:  

  • il ritmo altro non è che la velocità dell’eloquio e le sue pause (lento/veloce/andante/moderato) a seconda di quello che dobbiamo dire o leggere a qualcuno. In teatro addirittura un testo viene “scomposto” usando una particolare punteggiatura, per darci il ritmo giusto di lettura! Il ritmo sarà quindi diverso se leggo una fiaba ad un bambino, se parlo ad un pubblico di persone di mezza età o se leggo a voce alta un romanzo d’avventura. Sarà veloce se voglio mettere fretta, lento se voglio che l’interlocutore prenda appunti o capisca argomenti complessi, moderato o con delle pause se sto dialogando con un collega di lavoro e ho bisogno anche della sua opinione. Nel doppiaggio non a caso il ritmo è molto importante, perché è l’elemento che genera “azione” nella comunicazione di un personaggio. Il personaggio ansiogeno alla Woody Allen ha un ritmo martellante, senza respiro, con poche pause se non per respirare; al contrario, l’eroe “istituzionale” alla Capitan America avrà un ritmo più moderato e lento, quasi pesante, a sottolineare la sua statura di difensore della Patria, e così via; 
  • l’intensità è l’attributo della sensazione uditiva, l’energia con la quale si legge o si parla, il mordente dell’emozione. La qualità meno “tecnica” della voce, ma quella più emotivamente rilevante sia per chi parla che per chi ascolta;
  • il tono o colore è la rappresentazione sonora delle intenzioni di chi legge o parla, dell’emozione che vuole trasmettere tramite la voce e quindi se veicola allegria, tristezza, gioia, enfasi, minaccia, paura, etc. 
  • il timbro è la caratteristica della nostra voce, la nostra estensione vocale, il nostro particolare parlato. Ognuno di noi ha un timbro, ed è unico. 
  • il volume, invece è l’onda sonora e la sua ampiezza prodotta per emettere il suono. Detto più semplicemente è quanto fiato usare, quando si parla con qualcuno o si legge qualcosa. 

 

Il colori della voce

Tra i vari contributi alcune ricerche online segnalo anche il libro intitolato La tua voce può cambiare la tua vita di Ciro Imparato, noto doppiatore professionista il quale, traendo spunto dal suo Metodo dei Quattro Colori della voce (FourVoiceColors), afferma che la voce ha quattro colori principali e che ciascuno identifica un modo originale per comunicare con l’altro, cioè quattro timbri principali. In sostanza, Ciro Imparato, va a fondo sull’aspetto del tono (o colore) della nostra voce cercando di darne una classificazione.

Voce Gialla

E’ la voce che veicola simpatia, serve per accendere nel nostro interlocutore empatia e interesse, soprattutto perché è normalmente coadiuvata con sorrisi costanti e sinceri. 

Per capirci è la voce degli speaker radiofonici che per definizione devono risultare simpatici, sorridenti e ben disposti con tutti. 

La sfumatura gialla si crea usando un volume medio-alto nelle fasi concitate, e medio-basso nelle fasi più discorsive. La velocità di questo colore sarà sostenuto per generare negli altri un senso di energia e divertimento, che è tipico delle persone simpatiche, con delle pause brevi. L’approccio alla comunicazione è quindi divertente, in questo caso e può essere utile quando si comincia a conversare con un pubblico sia reale che radiofonico

Voce Verde 

E’ la voce della fiducia, del benvolere che deriva dalla voce gialla e quel colore che crea un rapporto con l’interlocutore. Imparato dice che la voce impostata sul verde è quella di chi si pone come innocuo, di chi porge l’altra guancia, di chi non si impone come personalità ma lascia spazio all’altro. Insomma: la voce dell’accoglienza. Ciò che mi faceva notare il counselor è come nel mio racconto emergesse la mia voce verde. Il volume di questa voce è medio-basso, che indica la volontà di dialogare piuttosto che discutere e la identifica la tranquillità e la pacatezza. Il tempo è lento, senza fretta: si è rilassati e si vuole rilassare. Le pause sono lunghe: mostrano la necessità di soppesare le parole e renderle così importanti. Viene utilizzata in tutte quelle circostanze dove l’accoglienza e la condivisione sono importanti. Il suo fine è raggiungere un accordo basato sui valori e sul reciproco rispetto. E’ di solito la voce di insegnanti, religiosi, genitori e politici.

Voce Blu 

E’ la voce dell’autorevolezza, che di solito entra in campo dopo la voce verde. A questo punto della comunicazione è importante per far capire all’interlocutore gli elementi di verità e di affidabilità che gli state fornendo. Il volume quindi si alza e il tono è più basso ma conclusivo. Imparato dice che la voce blu deve portare l’ascoltatore a pensare che le cose che stiamo dicendo siano scolpite nella roccia: dirette, sicure, affidabili e incontrovertibili. Il ritmo dovrà essere medio, non veloce, qualche volta subisce dei rallentamenti per scandire con precisione gli elementi che dovranno imprimersi nella mente delle persone, così come le pause: nette, secche e sospensive. E’ la voce dei negoziatori, dei venditori, dei manager e dei leader in generale. Nel counseling l’uso della voce blu potrà servire a definire obiettivi, porre confini, spiegare le finalità e le tecniche al cliente. 

Voce Rossa 

E’ la voce dell’entusiasmo e del coinvolgimento, simile alla voce gialla, ma più profonda. Si usa per esprimere spontaneità, emotività e calore umano. Ha un volume alto che serve non solo per farsi sentire ma per trasmettere passione e coinvolgimento su questione di cui conosciamo i risvolti. Non è utilizzabile sempre, a differenza delle altre tre, perché serve intimità con i nostri interlocutori. Nel Counseling, questa voce a mio avviso può essere utile come pericolosa…dipenderà sempre dal contesto e dalle attività con il cliente, oltre che dal grado di intimità.  

E, infine, oltre ai colori, ci sono due voci da non usare mai in generale, men che meno delle sessioni di Counseling. La Voce Grigia, cioè quella che trasmette noia e apatia quella voce che dimostra disattenzione, non ascolto. La voce, per dire, dell’operatore telefonico svogliato. E’ scialba, piatta e inespressiva. La Voce Nera, che è pure peggio della prima, ma ahimé assai diffusa, è quella della rabbia e dell’ostilità. E’ la voce della discussione che sotterra il dialogo.

 

Perché è importante riflettere sul colore della voce?

Va da sé come le voci importanti nella vita di tutti i giorni così come nelle sessioni di Counseling sono quelle colorate, felici e propositive. Quelle più utili per entrare in empatia sono la Verde e la Blu. 

Perché è stato utile per me parlare del colore delle voci e di come la comunicazione umana si riverberi non solo tra due persone ma anche su di noi?

Perché mi sono reso conto, provandolo sulla mia pelle, che fino a quel momento o quando le cose a mio avviso non vanno, utilizzo sempre Voci Grigie e Voci Nere, portando il dialogo con il mio interlocutore o sulla discussione o sulla polemica. Pochissime volte mi sono dilettato ad usare le voci più utili al raggiungimento di una serenità relazionale. Quando me ne sono reso conto, cioè quando ne ho preso consapevolezza, mi si è aperto un mondo di concetti (ed interiore) e ho rivalutato moltissimo il mio modus operandi del passato e di quanto fosse stato, fino a quel momento, frustrante ed inefficace. 

Non solo. 

L’altra cosa che ho notato usando per alcuni giorni Voci Verdi e Blu, è che sono migliorato nel mio rapporto con i clienti, anche con quelli più difficili e polemici perché invece di andare subito all’attacco della ragione, che comunque c’è da entrambe le parti, ho impostato delle sessioni di dialogo per arrivare ad una compartecipazione che vedo essere maggiormente apprezzata, oltre che umanamente più appagante per me. 

E non è apprezzata perché la propongo io, ma perché la comunicazione umana funziona in questo modo ed è scientificamente efficace in questo modo. Si tratta solo, ed è una parola, attivarsi in una direzione diversa dopo aver preso consapevolezza che possiamo essere diversi e di come abbiamo fatto le cose in passato. 

Dalle nostre parole, insomma, emerge il nostro mondo emotivo e il nostro stare con gli altri. Se non gli diamo il giusto peso, anche come counselor futuri non potremmo mai aiutare i nostri clienti ad evolvere e a stare meglio.  

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