E’ possibile un nuovo mondo? L’insegnamento contemporaneo di Eckhart Tolle (2 parte)

Qualche volta l’arrendersi significa rinunciare a tentare di capire e sentirsi a proprio agio con il non sapere.
 
Eckhart Tolle
 

Lo spazio interiore

Lo spazio interiore è lo spazio più importante che abbiamo. Serve a renderci consapevoli che ogni situazione ed ogni cosa ha una temporaneità, anche lunga, ma che non dura mai in eterno. Ogni forma ha una trascendenza ed è importante capirlo perché, se lo capiamo e lo applichiamo, riusciamo nello scopo del non-attaccamento.

Non-attaccamento, vuol dire essere distaccato da tutte le cose godendo di un punto di osservazione più alto da quale comprendere gli eventi, godendo delle cose che ci accadono senza esserne vittime inconsapevoli (che si tratti di cose buone come di cose cattive). Diversamente, cioè senza consapevolezza, le cose diventano pensiero, mente egoica e quant’altro non ci innalzi al di sopra di queste sue limitazioni.

Per questo riconoscere il nostro spazio interiore è importante: perché non identificandosi in una forma specifica, si esalta anche con le forme piccole, con le piccole cose insignificanti. Ed è qui che risiede secondo Tolle la vera felicità che lui chiama la gioia dell’Essere.

E da qui, bisogna cominciare a distinguere tra ciò di cui l’uomo ha esperienza e ciò di cui non ha esperienza. Ciò che sa e ciò che sperimenta, di cui fa esperienza. Secondo Tolle, ogni tipo di esperienza ha almeno tre possibili ingredienti:

  • la percezione sensoriale,
  • i pensieri o le immagini mentali,
  • le emozioni.

Elementi, questi, che definiscono lo Stato di Coscienza che a sua volta è lo Spirito e che, a sua volta, funziona solo quando si perde in sé stessa, ovvero in uno dei suoi tre elementi: ogni pensiero, ogni emozione, ogni immagine. Al punto da diventare un sogno.

E questa è la condizione normale dell’umanità da migliaia di anni.

Quindi, come si può recuperare Coscienza (cioè Spirito) senza che questa ci ripieghi in noi stessi e non sia vittima delle sue tre caratteristiche?

Ecco come.

 

Il respiro aiuta la consapevolezza

Per scoprire il proprio spazio interiore, ci viene in aiuto il respiro, cioè la sua pratica. Il respiro è utile perché bisogna creare un intervallo nel flusso di pensieri: essere consapevoli del respiro sposta l’attenzione dai nostri stessi pensieri e crea…spazio.

E’ un modo dolce, come ce ne sono molti altri altri, di creare consapevolezza essendo consapevoli di un’unica cosa…il respiro. Il fatto che il respiro non abbia una forma definita, lo rende uno strumento molto efficace a tal fine, oltre ad essere l’oggetto “di base” di ogni tipo di meditazione e di molte pratiche che vanno in quella direzione.

Il vostro corpo interiore non è solido ma è spazio. Non è la vostra forma fisica, ma la vita che anima questa forma fisica. E’ intelligenza che ha creato il corpo e lo sostiene, coordinando simultaneamente centinaia di funzioni diverse, di una tale straordinaria complessità che la mente umana può comprenderne solo una minima parte.

E.T. 2014, 208

In sostanza, dice Tolle, per avvicinarsi alla felicità è necessario concentrarsi sul nostro spazio interno, che è corpo, ma non nel senso di qualcosa che ha forma, ma nel senso di un qualcosa di vivo dentro di noi.

Questo avvicinamento a questa verità avviene grazie alla consapevolezza del qui-ed-ora cioè nell’Adesso, cioè l’unico momento temporale in cui siamo in grado di percepire il nostro corpo e il nostro spazio interiore e, quindi, la nostra stessa vitalità.

Pertanto, vediamo di riassumere, che forse è meglio l’insegnamento di Tolle fino a qui:

per scoprire il nostro Spazio Interiore devo avvicinarmi a sentire il mio Corpo Interiore che a sua volta è avvicinabile solo in un momento presente (l’Adesso) attraverso la Consapevolezza in cose semplici, come il respiro. Questo, genera, uno la Gioia dell’Essere.

La Gioia dell’Essere o Felicità è, in sostanza, l’abbandono della nostra forma e dei nostri schemi che ci danno un’identità. Tolle suggerisce l’indebolimento dell’immagine del Sé come di una forma-identità attraverso semplici esercizi di rilassamento e pratiche di quiete.

La Quiete, per lui è il nostro spazio interiore che è al di là dell’Ego, del pensiero e della nostra sensazione del Tempo che passa.

 

Il risveglio

Il risveglio è un cambiamento nella coscienza, nel quale il pensiero e la consapevolezza si separano.

E.T. 2014, 216

Dalla citazione, apprendiamo molte cose. Che il Risveglio, l’Illuminazione, il Samadhi, il Satori, come lo volete chiamare a seconda delle religioni e delle pratiche che servono a raggiungerlo, altro non è che un cambiamento nella Coscienza: invece di essere persi nel nostro pensiero, quando si è svegli si riconosce il noi uno stato di consapevolezza che annulla l’attività autonoma dei nostri pensieri che è fine a sé stessa.

I pensieri, sono fini a sé stessi.

Questo passaggio è importante per capire in cosa consiste il Risveglio. Se sostituiamo i pensieri con la Consapevolezza, avviene una connessione cosciente con l’intelligenza universale e si ottiene Presenza, ovverosia Consapevolezza senza Pensiero.

Non vi è però una sequenza ordinata che conduca al risveglio, anche se la nostra mente avrebbe piacere fosse così e non c’è nulla di pragmatico e diretto che si possa fare per risvegliarsi: se si fa qualcosa, l’Ego subentrerà.

Quindi, per il Risveglio, è importante capire più che altro il concetto che sta alla base più che vivere con l’aspettativa di una vostra immagine da risvegliato, perché sarà sempre un pensiero creato dal vostro Ego.

Si tratta più di un proposito interiore, con cui dobbiamo dialogare comprendendo anche i meccanismi che ci impediscono di raggiungerlo, primo fra tutti i propositi esteriori.

Ad esempio, il “farcela” che ha un significato solo a patto che altre persone non ce la facciano, in un determinato campo. Questo proposito è esterno, non personale ed interno: quindi per natura è instabile, impermanente e relativo.

Se invece connettiamo ogni cosa che facciamo al nostro proposito interiore, e lo rendiamo primario, allora avremo una vita soddisfacente.

In altre parole: non sono i tuoi obiettivi o le tue azioni a essere primari, ma lo è lo stato di coscienza da cui provengono. Soddisfare il tuo proposito primario mette le fondamenta per una nuova realtà, una nuova terra.

E.T. 214, 221

Se neghi il tempo, cioè non dai ai tuoi propositi delle forme esterne, allora negherai anche l’Ego e i suoi fasulli consigli.

 

Cos’è il Successo?

Il Successo è solo una nozione che da secoli ci viene proposta come un “ottenere quello che avevi deciso di fare”. Successo è vincere, ottenere riconoscimenti e prosperità. Tutto il resto, viene dal Successo cioè né è una sua diretta conseguenza. Insomma, in maniera convenzionale, il Successo è direttamente proporzionale a quello che fate che normalmente è un mix celebrativo di duro lavoro, fortuna, determinazione, talento e l’essere al posto giusto nel momento giusto.

Tutto ciò è quello che crediamo, ma non è reale. O meglio, avendo una forma e una sequenza, è verosimilmente una costruzione dell’Ego. Quindi qualcosa di relativo, falso, impermanente e instabile.

Ciò che è importante capire il Successo è Essere di Successo, ovverosia qualsiasi cosa si faccia se è fatto con un senso si qualità nel momento presente, dalla più piccola cosa alla cosa più grande, lasciamo spazio alla Consapevolezza e quindi alla Presenza.

Essere di successo non è slegato da Consapevolezza e momento Presente, seguendo il mio proposito interiore, cioè ascoltando il mio Spazio Interiore.

image_printStampa questo articolo »
Social share:
Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on telegram
Telegram