Immaginazione, rilassamento e meditazione: il vissuto di Hans Carl Leuner

Ci si sente liberi nella misura in cui l’immaginazione non supera i desideri reali e nessuno dei due oltrepassa la capacità di agire.

 

Zygmunt Bauman

 

Immaginiamo…qualcosa di diverso?

Rispetto agli altri articoli, questo è particolarmente sentito perché è un lavoro che riflesse su più argomenti, che mi stanno particolarmente a cuore e che posso anche essere presi singolarmente, ma soffrirebbero di una stasi di pensiero e di confini, anche disciplinari, che vorrei invece…rompere!

  • L’immaginazione,
  • Il rilassamento,
  • La meditazione,

Questi tre aspetti, sono a mio avviso tutti utili drivers quando si approccia al cliente ma ancora di più quando si approccia a sé stessi. Vorrei, con queste poche righe, cercare di mettere un pò d’ordine su questi tre fenomeni così diversi nella teoria ma così vicini nella pratica, cercando di descriverne alcune peculiarità di base, come possono essere utili a noi stessi e come possono essere utilizzate nella pratica del Counseling come una pratica circolare e un metodo di lavoro. 

 

Cos’è l’immaginazione e come si usa nel Counseling

Sull’immaginazione ci sarebbe molto da dire, anche se credo si possa ricorrere ad una certa essenzialità. Dell’immaginazione hanno parlato nei secoli filosofi come Platone, Aristotele e Giordano Bruno nelle loro dottrine e studiosi di scienze umane di ogni tipo, applicandola in svariati modi. 

Immaginazione, deriva dal greco eikasia (φαντασία) o fantasia, ed è un concetto che sintetizza la capacità prettamente umana di pensare oltre una elaborazione razionale-logica il contenuto di un’esperienza o di una sensazione. 

L’immaginazione, in altri termini, serve a sperimentare delle situazioni scollegandole dal contesto in cui possono essere generate, evocando appunto delle immagini che possono essere fantastiche o surreali, la cui descrizione passa necessariamente attraverso una verbalizzazione (le parole). L’immaginazione è quindi un’attività psichica vera e propria che fa spesso parte della nostra quotidianità come ad esempio immaginare come sarà una vacanza o la giornata di domani.

E’ uno sforzo psichico dotato anche di un certo empirismo: se immagino una situazione mi sforzo di andare oltre ciò che vedo in un preciso momento, e quindi mi immagino un divenire.

Fenomenologicamente, l’immaginazione è alla stregua dell’interpretazione su un vissuto soggettivo (siccome ho visto che facevi così con la mano, ho immaginato…), che è un pò legato alla necessità di una riformulazione costante per comprendere un sentire del cliente e l’immaginazione utilizzata come strumento del Counseling, serve a fare in modo che il cliente esternalizzi sensazioni ed emotività e ci dia, in qualche modo, una mappa per poter comprendere cosa stia provando in quel preciso momento su un certa situazione quando non riesce ad esprimerla a parole.

Perciò, usare l’immaginazione nel colloquio di aiuto serve a decodificare il sentire soggettivo che il cliente non riesce a descrivere in termini verbali nel modo più chiaro possibile. Quindi, se ho capito bene, l’immaginazione per la relazione di aiuto viene favorita con tecnica pura che viene messa in campo quando c’è la necessità di “forzare” l’interpretazione di un sentimento e/o di una emozione. Mi ha molto incuriosito il fatto che immaginazione ed espressività, che molte volte vengono confuse, in realtà sia due tecniche diverse ma integrabili tra loro, e che l’una possa in qualche modo coadiuvare l’altra. Questo è quello che accade nel VIC (Vissuto Immaginativo Catatimico) messa a punto da H. Leuner che si collega appunto alla capacità umana di esprimere una situazione per immagini. In questa tecnica, come abbiamo visto, le immagini sono proposte dal terapista quindi viene dato al cliente una sorta di punto di partenza (un set) per relazionarsi con le proprie emozioni. Le immagini sono il Prato, il Ruscello, la Montagna, la Casa e il Bordo del Bosco. Da un punto di vista fenomenologico, quello che accade al cliente quando si propongono questi schemi, è un’immaginazione guidata che generano arricchimento, consapevolezza, creatività e problem solving essendo tutte immagini che riportano alla mente elementi presenti in un processo di Vita (l’infanzia, l’ambiente di crescita e di sviluppo, gli obiettivi e le aspettative, gli aspetti interiori di ordine e disordine, questioni in sospeso). Altre tecniche immaginative importanti derivano dalla disciplina della PNL come il Cerchio della sicurezza, la tecnica dello Swish e il Grande saggio interiore.

In altri termini, è interessante procedere con delle immagini sui sentimenti e l’emotività perché decodificano delle informazioni sulla vita del cliente che, diversamente, non verrebbero messe in figura in altri modi o comunque con molta fatica. 

 

Cos’è il rilassamento? 

Il rilassamento è altresì importante perché è la precondizione necessaria affinché funzioni una tecnica immaginativa come quelle viste sopra.

Per rilassamento si intende generalmente uno stato di calma e tranquillità fisica e mentale che prevede la veglia, cioè uno stato di coscienza presente.

Per capirci, il rilassamento non è il sonno, anche se può condurre al sonno, e dipende dal nostro sistema parasimpatico, ovvero quella parte del sistema nervoso periferico che ci consente di mettere un freno al nostro meccanismo arcaico di attacco-fuga che è generato dal nostro sistema ortosimpatico e dal nostro cervello rettiliano.

Tuttavia, lo stato di rilassamento non è automatico: l’automatismo ce l’abbiamo sull’acceleratore, non sul freno.

Perciò, va comunque indotto.

Al di là del comune pensare che rilassarsi sia comunque importante per tutti e nella vita di tutti i giorni, il collegamento con l’immaginazione è presto detto: se si deve immaginare qualcosa o esplorare la propria emotività, difficile riuscirci da agitati, cioè con il sistema ortosimpatico attivo. Per questo anche qui vi sono delle tecniche di rilassamento appositamente studiate. 

Nelle mie ricerche bibliografiche, ne ho potute individuare alcune che sono anche piuttosto conosciute, per la loro efficacia e che possono essere utilizzate con la dovuta attenzione e in maniera sicura nelle sessioni di Counseling senza dover avere una preparazione terapeutica, con : 

  • tecniche di respirazione ritmata e diaframmatica; 
  • il training autogeno di Heinrich Schultz, che a sua volta è una tecnica che si basa sull’immaginazione; 
  • il rilassamento muscolare progressivo o RMP di Edmund Jacobson; 
  • l’ipnosi progressiva e tecniche di suggestione;
  • le meditazioni Mindfulness i Jon Kabat-Zinn, che è lo stile di meditazione che più si avvicina al rilassamento per via della sua funzione anti-stress. 

Queste sono alcune delle tecniche utilizzabili per indurre uno stato di rilassamento che servirà a sua volta ad aprire i canali emotivi per applicare altre tecniche che serviranno a favorire l’immaginazione. E’ importante capire secondo me che la tecnica è un punto di partenza, non il fine ultimo. Pertanto, va da sé come uno stato di rilassamento non è permanente ma limitato nel tempo: ed è in quel lasso di tempo che l’operatore si deve inserire per poterne cogliere i benefici più diretti. Ancora meglio se, ed ora vedremo come, il rilassamento è inteso come uno stato di meditazione che, a differenza dei primi due, che sono di fatto azioni indotte esternamente da qualcuno, la meditazione può esistere in entrambi i casi: può essere eterodiretta o autodiretta, dipende dall’uso etico che ne ne fa e dall’allenamento che si possiede in merito. 

 

E, infine, la meditazione

La meditazione è il terzo elemento di questo ciclo, ed forse il più complesso. Di meditazione potrei parlare per giorni, perché l’argomento che tra l’altro mi appassiona molto, è piuttosto vasto. Pur non essendoci una ideale scala di priorità tra gli elementi visti, lo stato di meditazione possiamo dire che concentra in sé elementi sia del primo che del secondo. I

n generale, 

la meditazione è una pratica che si utilizza per poter raggiungere una maggiore padronanza della mente o un’assenza di pensiero, ovverosia induce l’assenza di pensiero ricorrente: il famoso “brusio mentale”.

 E questa è la definizione di meditazione che potremmo ricevere ad esempio dallo Yoga, come la meditazione Japa-mala di Swami Vishnudevananda, ovvero una meditazione che ha ritmi ed insegnamenti orientali.

La meditazione non è però sinonimo di contemplazione o di orientalismo, anche se la prima può essere un possibile risultato della seconda, così come non lo è di concentrazione, anche se la favorisce (Stefano Auteri, 2011). Non è neanche mero rilassamento, nonostante ci si avvicini molto, soprattutto se si prende come esempio la scuola occidentale della Mindfulness nelle varianti anti-stress.

Quindi, per non fare la storia della meditazione e le sue varie tipologie, posso affermare in linea generale che anche in questo caso, il rilassamento, è una precondizione della meditazione e che ne è parte integrante, nonostante non siano la stessa cosa in senso “tecnico”. E qui qualcosa comincia a tornare, nel senso che vedo una forte connessione: che io sia un praticante di meditazione Zazen (Zen), di MT (Meditazione Trascendentale), di Meditazione Vipassana, Camminata, del Respiro eccetera, i metodi sono infiniti e tutti portano all’unico scopo di indurre la “sospensione della mente”.

Quindi, se ciò che vogliamo in senso gestaltico, è raggiungere la scoperta del vero Sé: cosa ci contraddistingue, cosa ci fa stare bene, cosa ci definisce al di là delle nostre resistenze ed interruzioni, immaginazione, rilassamento e meditazione possono essere simbionti? La risposta è, ovviamente, sì. Pertanto la connessione tra immagini, rilassamento e meditazione altro non è che un ponte che se costruito in maniera solida e a mezzo di un processo di Counseling ci conduce a scoprire nel cliente come lui stesso percepisce la sua realtà e, da essa, qualora sia disfunzionale ai suoi desideri, aiutare a cambiarla ponendo come punto di partenza di ogni cosa una sorta di tabula rasa, di foglio bianco, su cui scrivere un Presente ed un Futuro felice.    

 

Esiste un nesso?

Immaginazione, Rilassamento e Meditazione sono quindi per me tre elementi di un processo circolare, utile in un ciclo di lavoro con il Cliente in sessione. Se, infatti, nel corso della nostro operato come Counselor avessimo a che fare con clienti particolarmente stressati, agitati, disorientati, confusi, per riportarli nel qui-ed-ora potrebbe essere utile utilizzare in prima istanza questo circuito di consapevolezza e vedere come si comporta. Sono altresì consapevole che questo metodo di lavoro non possa essere adattato a tutte le persone, indistintamente: molti infatti potrebbero rifiutare queste tecniche, se non altro perché all’apparenza potrebbero risultare invasive o manipolative, anche se siamo perfettamente consapevole che sono tecniche di aiuto, e in quanto tali hanno l’unica caratteristica comune di servire ad un miglioramento dello stato di benessere, non a piegarlo a nostro favore. In fin dei conti, siamo counselor, non prestigiatori e lo scopo come ben sappiamo, è completamente diverso.

Questa piccola riflessione che ho voluto mettere per iscritto parte proprio dall’affetto che provo per queste pratiche, che pratico da alcuni anni e che ho potuto vedere hanno un effetto non solo calmante, rilassante, ma anche trasformativo sulla persona. Sperimentato in senso empirico, non solo teorico.

Praticare una meditazione anche solo 10-15 minuti al giorno, al mattino o alla sera, è un piccolo spazio personale di grande valore, che serve a centrarsi su di sé e ad avere la mente libera dal suo chiacchiericcio. 

Siccome ritengo che buona parte delle nostre riflessioni siano, in realtà, discorsi mentali e rimuginare, imparare a placarli o farsi aiutare da qualcuno per aiutarci a placarli, seppur per breve tempo, serve ad aprire una finestra sul nostro mondo interiore ed emotivo, sul nostro sentire, che per la persona è liberatorio e per il Counselor uno strumento di indagine efficiente ed utile per svolgere al meglio il suo lavoro di consulenza.  

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