Di cosa si occupa il Counseling?

Hai un problema? Fai quello che puoi, lì dove sei, con quello che hai a disposizione.

T. Roosevelt

 

Che cos’è il Counseling e su che cosa lavora? 

Il Counseling è una modalità di intervento che si occupa di aiutare le persone a superare momenti particolarmente difficili della loro Vita.

Tuttavia, definire con precisione questo mestiere è piuttosto difficile. Non tanto perché non vi sia una definizione in tal senso, ma per via del focus principale di questo intervento che sono le… persone. E come possiamo facilmente intuire, ci sono molti mestieri che si occupano delle persone, soprattutto in ambito socio-sanitario. 

Quando si risponde ad una domanda così banale, si potrebbe tranquillamente incasellare questa professionalità all’interno di un più comodo mansionario per distinguerlo da altre figure professionali. Il fatto è questo: i Counselor non seguono mansionari, e nemmeno un rigido elenco di competenze che lo definirebbero con precisione imponendogli una etichetta lavorativa. Soprattutto i Counselor che utilizzano metodi e tecniche integrate, ovvero che per fare bene il loro lavoro, integrano teorie e modalità che derivano dalla psicologia, al coaching, all’olistica in generale.

Nelle organizzazioni lavorative moderne (aziende, enti, associazioni) quando portiamo il pensiero al concetto di lavoro, esso rimanda spesso al fatto che le persone sono organizzate con dei ruoli e degli incarichi. Di norma, i lavoratori, sono pagati ad ore, a progetto, ad obiettivo sulla base delle loro competenze e all’apporto che danno ad una organizzazione. Le persone che “lavorano”, hanno un contratto di lavoro, delle scadenze, un mansionario e devono portare risultati tangibili in termini numerici e di fattibilità. 

Quindi, è perfettamente normale, partendo da una forma mentis sul lavoro di questo tipo domandarsi cosa faccia tutto il giorno un Counselor ed avere su di esso molti dubbi, se non sospetti sulla serietà di questa tipologia di mestiere. 

Quando un parente o un amico ti pone questa domanda, molto spesso bisogna anche stare attenti alla risposta, perché potrebbe essere travisata e spesso ricondotta al ragionamento di cui sopra. 

Se ad esempio si potrebbe rispondere con entusiasmo: un Counselor aiuta il cliente. La domanda successiva potrebbe essere  lo aiuta a…fare cosa? E la risposta, potrebbe essere: a capirsi. E, ancora, il nostro interlocutore potrebbe dibattere con la domanda successiva: in che senso? Su cosa?

E così via, all’infinito, come è capitato spesso anche al sottoscritto.

L’esperienza mi dice che, in qualsiasi modo la si metta, non si troverebbe mai una risposta soddisfacente che vada bene per tutti, se non con una estrema generalizzazione sullo scopo di questa attività. Di definizioni ce ne sono tante, ed ogni associazione di categoria che tutela il Counseling ne ha una tutta sua! (e nessuna, davvero, chiara)  

Con ciò voglio dire che sarà sempre un mestiere, quello del Counseling, in cui le domande supereranno di gran lunga le risposte sia per quello che si fa – o si dovrebbe fare – nella pratica operativa, sia per quello che può essere accettato o meno dai nostri schemi di pensiero e dall’organizzazione della società nel suo complesso, che lo rende più o meno accettabile. 

 

Il Counselor come professionista

Su una cosa però sono d’accordo più o meno tutti: il Counseling è una nuova professione. In Italia, attualmente poco diffusa e piuttosto trasversale, di cui si conosce poco sia l’origine che il valore intrinseco che la sua reale l’utilità. Ciò non di meno, può essere applicata un pò ovunque, anche come skill trasversale da numerosi professionisti. Se già ci spostiamo nel Regno Unito o negli Stati Uniti, patrie dei primi counselor professionisti e dei fondatori di questa disciplina, se si parla di Counseling, le persone cominciano a fare dei distinguo e molto spesso sanno di che professione si tratta.  

Lo scopo del Counselor è quindi lavorare sulle emotività di una persona che vengono modificate a seguito di una problema, di una difficoltà, di un cambio di vita, di un evento in generale che gli capita nella vita reale.

Infatti, una domanda che egli fa spesso al cliente, è come ti senti quando mi dici questo?.

Ad un impiegato che lavora in azienda, una domanda come questa potrebbe apparire quantomeno ingenua perché nell’ottica della produttività moderna questo tipo di quesiti non sono utili allo scopo organizzativo e, di conseguenza, non hanno alcun valore quantificabile, quantomeno per il raggiungimento di determinati obiettivi. L’impiegato si aspetterebbe domande come hai finito quel lavoro?, quanto ci metterà il fornitore a consegnare quella merce?, sei propenso a lavorare per obiettivi? e – la mia preferita – sai lavorare sotto pressione?

Da notare come siano tutti esempi di domande chiuse, inerenti una qualche forma di performance dell’individuo, per le quali ci si aspetterebbe una risposta operativa e “standard”. Non sono quesiti legati al suo sentire, alla sua emotività, ai suoi valori fondativi e in generale al suo benessere. Sono interessi associati esclusivamente a dati oggettivi che possono essere contestualizzati in un ambiente preciso, in cui si richiede una qualche forma di attività finalizzata ad uno scopo che è richiesto da altre persone, che spesso sono i nostri capi. 

Il Counseling quindi lavora per sviluppare il contrario di questa visione “profittevole” dell’uomo, inteso come ingranaggio di un sistema produttivo. Tuttavia, non lavora mai in senso buonista e superficiale, intendiamoci. Tutti noi, abbiamo bisogno anche di stimoli operativi, di obiettivi e di compiti, per andare avanti. Solo che nel Counseling, queste cose, sono intesi come scopo ultimo per sé stessi, non per gli altri…o per una azienda. 

Qui si tratta piuttosto di andare oltre la visione performativa occidentalizzata dell’uomo-macchina, per capire che siamo molto di più di quello e che possiamo fare molto meglio, per noi stessi e per gli altri, se solo ci conoscessimo per come funzioniamo veramente come persone umane creative.

 

In definitiva, possiamo dire che il Counselor si occupa della non-performance della persona. Mette da parte tutto ciò che non rende l’Uomo un freddo ingranaggio di una macchina produttiva, e va alle sue origini più intime, personali e passionali. In pratica, si occupa della soggettività

La nostra soggettività è l’unica cosa che abbiamo di veramente nostro e ci rende vivi sulla terra. Il Counseling si occupa del nostro funzionamento come persone uniche allo scopo di comprendere cosa ci fa bene della nostra vita, limitando ciò che ci fa male per migliorare il nostro benessere complessivo. 

Quindi possiamo dire, in definitiva, che il Counseling si occupa di NOI.  

Il noi inteso in senso olistico, cioè il nostro insieme di esperienze, credenze e percezioni, emozioni. Ha a che fare anche con gli elementi che vedremo, che altro non sono che i nostri dettagli come persone. 

Prendendo in prestito un concetto sociologico, se le persone hanno una struttura, sono gli individui  che si limitano nei ruoli che svolgono. A questo serve il Counseling: a far emergere i dettagli che ci identificano come persone, al di là dei ruoli che ricopriamo, per consapevolizzarci, responsabilizzarci e farci vivere pienamente la nostra esistenza.

 

Gli elementi comuni nel lavoro di Counseling

Per fare questo, è importante lavorare solo su alcuni aspetti reali e visibili, che ho chiamato elementi comuni. Essi si manifestano in tutte le storie personali raccontate dai clienti. In altri termini: noi siamo speciali, tutti abbiamo una nostra bellissima soggettività, ma il modo in cui la esprimiamo non è così originale come si potrebbe pensare. 

Mi rendo conto come questo mio ragionamento vada un pò controcorrente rispetto alla spiegazione che spesso si dà di questa disciplina ai non addetti ai lavori. Infatti, per distinguere gli interventi, spesso ci si riferisce ai suoi ambiti di applicazione, più che agli elementi che va a toccare: 

  • la persona,
  • l’azienda,
  • l’ambito associativo,
  • l’ambito sanitario,
  • la scuola e il gioco,
  • l’arte,
  • le emergenze

A ragione di questo ritengo che – qualsiasi sia l’ambito di applicazione – il Counseling lavori sulla accettazione, consapevolezza, comprensione e gestione degli stessi elementi per tutti, che ritornano in ogni sessione, in ogni colloquio, in ogni intervento. 

E a ben vedere, non sono poi molti. Nonostante questo, il lavoro non manca mai. 

Tali elementi comuni sono ripetibili in ciascuna persona, in ciascuna azienda, in ciascun contesto. Che si tratti di lavorare con i bambini, con gli anziani, con le persone sane, con i malati terminali, con le famiglie, con le risorse umane di una organizzazione. 

Sono gli stessi elementi che prendiamo in considerazione e che si mostrano quando i problemi hanno a che fare con l’orientamento scolastico, con una dipendenza, con un lutto, con un cambio di lavoro, con una trasferta o con una crisi di coppia.  

Sono sostanzialmente i catalizzatori delle nostre energie (in senso positivo e negativo) come anche le aree su cui si sviluppa la nostra unica soggettività in rapporto con gli altri, definendo il nostro modo di essere umani. 


#1 – Stile di personalità

#2 – Stress e Stati di tensione

#3 – I processi di mentalizz-azione

#4 – I sentimenti

#5 – Le emozioni

#6 – Gli obiettivi

#7 – Il dolore

#8 – Le percezioni

#9 – L’intelligenza

#10 – Il Momento Presente

image_printStampa questo articolo »
Social share:
Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on telegram
Telegram