Di cosa si occupa il Counseling? #1 Lo stile di personalità

L’incontro di due personalità è come il contatto tra due sostanze chimiche; se c’è una qualche reazione, entrambi ne vengono trasformati.

C. G. Jung 

 

Il Counseling lavora sulla personalità dell’individuo?

E’ giusto, a mio avviso, farsi una domanda di questo tipo, perché è particolarmente scomoda. La risposta, ovviamente, non è banale. 

In base alle tradizioni psicoanalitiche e agli approcci tecnici delle psicoterapie, la risposta dovrebbe essere, semplicemente: 

NO.

Il Counseling non lavora direttamente sulla personalità perché la sua indagine ed  eventuale ristrutturazione – conseguente ad una patologia – deve essere trattata da un certo tipo di professionisti che sono abilitati alla CURA. 

Lascerei perdere tutta la polemica istituzionale legata a questo aspetto professionale che vede scontrarsi le due categorie degli psicologi e dei counselor.

Sarebbe come dire che se soffro di insonnia, potrei affidarmi ad un medicinale per dormire prescritto da un medico, così come masticare della radice di valeriana prescritta da un erborista, otterrei probabilmente il medesimo risultato. Sono opinioni e vedute distinte.

Quindi si tratterebbe, in ogni caso, di una scelta.

Diciamo allora che per convenzione e deontologia professionale al Counselor non si assegna il diritto, e tanto meno il compito, di curare alcunché di una persona, soprattutto patologie derivanti dalle personalità o innescate da una malattia psicologica. 

Chi si occupa della cura e della riabilitazione di un sano funzionamento mentale, sono formalmente le seguenti figure: 

  • Psicoterapeuta, ovvero uno psicologi clinici o un medici specializzato in una forma di Psicoterapia che si occupa di disturbi psicopatologici; 
  • Psicoanalista o  Analista, ovvero uno psicologo specializzato in una qualche forma di Psicoterapia che prevede cicli di terapie che inducono alla destrutturazione della personalità e alla sua ricostruzione; 
  • Psichiatra, ovvero un medico specializzato nella prevenzione, nella cura e nella riabilitazione di disturbi mentali che possono avere implicazioni mediche, abilitato anche alla somministra di psico-farmaci. 

Se ne occupano, insomma, tutti quei professionisti sanitari che possono lavorare sulle patologie conclamate di un paziente, e non esclusivamente sul miglioramento personale di persone definite “sane” che scelgono di avviare un percorso con un professionista dell’aiuto per andare oltre i problemi percepiti. 

Tuttavia, nei training formativi seri per diventare professionisti della relazione di aiuto (un sinonimo di Counselor), tutti gli allievi-Counselor studiano le teorie e i metodi che inquadrano una qualche personalità, per poterle riconoscere ma non per trattarle. I Counselor sono tenuti a conoscere le cause scatenanti di alcune malattie psichiche anche se non sono abilitati a curarle: sono agevolati, qualora si manifestassero, a rinviare il cliente verso un altro professionista.

I Counselor, non si occupano di modificare le personalità del cliente ma si occupano di comprenderne il funzionamento olistico (=totale) di una persona in base al suo stile di personalità, come questo possa influire sul suo vivere quotidiano aiutandolo o limitandolo nelle sue azioni.  

Tutti noi, infatti, Counselor compresi, siamo in possesso di una personalità o, come è stato visto da alcuni studi, di più di una personalità.  Esistono delle classificazioni psicoterapeutiche piuttosto precise sui tratti della personalità che sono comuni in ciascuno di noi, dei cluster che raggruppano un insieme di tratti e caratteri della persona che ne definiscono uno stile. 

 

Comprendere lo stile di personalità: il lavoro del Counselor 

Possiamo allora dire che nel Counseling, ciò che interessa è lo stile di personalità del cliente in senso psicoterapeutico, pur non agendo su di essa con metodi terapeutici.  

 

Comprendere lo stile di personalità che prevale sugli altri, significa avere una mappa di quella che può essere una sua modalità strutturata di pensiero, sentimento e comportamento-azione che risulta dal suo vissuto, dalle sue esperienze personali e quindi sociali. E’ l’unico elemento permanente dell’essere umano, che si forma in tenera età e che ci portiamo dietro fino alla nostra morte.

Alcuni, lo ritengono addirittura immodificabile, o almeno di difficile modificazione, salvo lunghi percorsi di cura psicologici. 

Mi piace dire che il Counseling si occupa della Non-Personalità, inteso in senso scientifico per le discipline psicologiche e mediche. Il suo lavoro, quindi non sarà incasellare il cliente in un elenco di tratti anche se derivano da uno stile particolare, ma accogliere quello stile ed adattarlo alla richiesta di aiuto per comprenderne il suo valore e la lavorabilità.   

Mi spiego meglio con un esempio.

Se un Counselor si dovesse trovare di fronte ad un cliente il cui stile di personalità prevalente è il narcisista-istrionico, difficilmente riuscirà “a prima vista” ad instaurare una comunicazione efficace se lui stesso si classifica come schizoide-paranoide. Perché avviene questo? Per via di una cosa molto pratica: a causa dei comportamenti e delle azioni-reazioni agli eventi che ciascun stile porta con sé, che possono essere anche agli antipodi e conflittuali. A questo proposito sono stati fatti numerosi studi che individuano le compatibilità o meno tra le personalità. 

Pertanto, un buon counselor, lavorerà bene con la personalità del suo cliente, quando comprenderà bene se la sua è compatibile. E’ un lavoro a quattro mani, tra due persone, non un consulto tra un esperto e una persona malata.  

Se le personalità di Counselor e Cliente non sono compatibili, cosa anche molto probabile,  saprà come adattare la sua comunicazione per costruire una relazione efficace che serva al miglioramento richiesto dallo stesso Cliente.  

 

E’ come se il Counselor “forzasse” la sua propria personalità in favore di quella del Cliente, favorendo la seconda e accantonando sé stesso il tempo necessario per essere consapevoli di e con chi si sta iniziando un percorso di Counseling, ipotizzando un suo possibile svolgimento futuro. 

 

In definitiva: il lavoro sulla personalità del Cliente è un lavoro sulla personalità del Counselor, cioè viene tenuta in debita considerazione nella misura in cui serve al Cliente e ai suoi obiettivi, non la deve mai prevalere e deve, cosa ancora più importante, essere funzionale ad uno scopo.

Per questo la personalità è anche un indizio conclamato e piuttosto preciso su ciò che si può fare o cosa non si può fare con la persona;. su cosa può essere accettato, e su cosa non può essere accettato; su cosa gli riuscirebbe meglio, e su cosa invece è meglio non provare neanche a discutere.  

Ad esempio, se come persona sono consapevole di avere una personalità ossessivo-compulsiva, difficilmente mi troverei bene a svolgere compiti legati all’immaginazione o ai sogni, anche solo per esercizio. Ciò comporterebbe irritabilità, un senso di oppressione e forse anche un rifiuto. Se ci pensate bene, questo accade anche nella nostra vita quotidiana quando facciamo qualcosa, o svolgiamo delle mansioni, e sentiamo un certo senso di frustrazione. 

Non sono le mansioni in sé il problema, ma la nostra percezione in base ai nostri schemi personali: è come se il nostro personalissimo stile di personalità le leggesse come noiose e non adatte a noi, per arrivare a rifiutarle.  

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