Di cosa si occupa il Counseling? #6 Gli obiettivi

Decidete che una cosa si può e si deve fare e troverete il modo.

Abraham Lincoln

 

Obiettivi o…scopi? 

Gli obiettivi fanno parte del lavoro di Counseling, senza alcun dubbio finanche di alcune sue forme “brevi”. In questo caso sono sinonimo di scopo, intendendo con questo quegli obiettivi di breve e lungo termine che devono essere funzionali ad un cambiamento rispetto ad una determinata situazione.

Gli obiettivi rendono chiaro l’oggetto e il problema in questione, che di solito viene portato nei colloqui.

Una persona quando presenta le sue problematiche ad un Counselor, senza saperlo, ci presenta anche le sue soluzioni, nonché gli obiettivi e i gli scopi di cambiamento.

Sono implicite nella sua autodeterminazione perché, ad esempio nel Counseling rogersiano, si parla di tendenza attualizzante e si intende il cliente come il responsabile della sua intera Vita e dei suoi comportamenti-azione che portano ad ottenere risultati per lui positivi. Quindi, porsi degli obiettivi è “solo” una modalità, nel Counseling, di indicare una strada verso un risultato che deve realizzarsi in senso positivo per operare un cambiamento temporaneo o no. 

Per quello, è importante – anche se non è fondamentale – concentrarsi sugli obiettivi nel Counseling, sugli scopi. 

Un cliente, infatti, può presentarsi in sessione con una gran confusione, senza la benché minima idea di cosa vorrebbe esattamente per sé stesso: pieno di pensieri autodistruttivi, carico di emotività e sentimenti negativi e contrastanti, al limite dello stress o di uno stato di tensione debilitante, talvolta disperato. 

Potrebbe essere in quella fase della vita in cui sta affrontando un lutto, una perdita, una malattia o semplicemente un disagio esistenziale. Potrebbe trattarsi altresì di questioni che attengono ad affetti, a paure, a frustrazioni.  In situazioni del genere, sicuramente parlare di obiettivi con il cliente, non è funzionale. 

Facciamo un esempio: 

Cliente:

“è un periodo della mia vita in cui non so cosa voglio, mi sento perso” 

Counselor:

“..e quali obiettivi ha in mente per uscire da questa situazione?” 

Capite bene che in una transazione di questo tipo, come è facile intuire, non è per niente utile al cliente perché sposta il focus su un aspetto che ancora non è stato preso in considerazione, ovverosia l’Azione. E l’azione è l’ultima cosa di cui si parla, in mezzo all’incertezza. Per poter parlare di azione, è necessario sapere “su cosa” e “come” agire. 

Fissare un obiettivo significa nel contempo Fissare un’azione e nell’esempio, semplicemente, è troppo presto per poterlo identificare e per operare una attivazione del cliente.   

Ci si può comunque arrivare assieme a lui, esplorando la sua situazione, prendendola larga come spesso si dice, ovvero lasciando il tempo fisico e reale al cliente di comprendere la sua situazione. Il cliente deve avere il tempo di “purificarsi” prima di procedere a definire degli scopi precisi o delle modalità di azione (come nell’ultimo step dell’helpee secondo Carkhuff, a questo proposito rimando all’articolo Aiutare…può essere un mestiere? ).  

Se non c’è un minimo di ordine, una chiara consapevolezza di cosa si vuole e di cosa non si vuole, non vi è il background giusto per prendere delle decisioni e agire verso uno scopo. 

Quindi, per lavorare sugli obiettivi, il Counselor dovrà prima bonificare l’area di lavoro, per usare un’analogia ecologica, togliere le sterpaglie, dissodare la terra, concimare e annaffiare. Creare, insomma, un terreno fertile dove poter coltivare i semi delle nuove piante che dovranno crescere, forti e sane.

E successivamente, parlare di obiettivi e di come raggiungerli.

 
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