Gesù, aveva ragione? Pillole di psicologia giudaico-cristiana

Non esistono dilemmi senza confusione, non c’è libero arbitrio senza dilemmi e non c’è umanità senza libero arbitrio.

Joan of Arcadia


Cos’è la filosofia cristiana e perché è utile per la psicologia 

Quando si parla di filosofia cristiana, si fa spesso una profonda confusione e si finisce per parlare della fede o del dogma di fede. Il motivo, spesso, è che ci insegnano fin da bambini, soprattutto in Occidente, che è la figura di Gesù di Nazareth, i suoi miracoli, le sue parabole, le sue predicazioni, parte fondamentale (e a tratti unica) della filosofia cristiana. 

Quello che in pochi sanno, è che la vera filosofia cristiana nasce, invece, da una scissione con quella giudaica (di molti millenni precedente), in una sorta di grande rivoluzione che fece del Cristianesimo istituito una religione ufficiale, sulla visione del mondo. 

Dopo Gesù, l’istituzionalizzazione (per usare un termine sociologico) del pensiero attorno alle origini del Cristianesimo, dovuta al Cristo, è stata opera di altri uomini, “mistici” a loro volta, santificati dalla Chiesa e noti come i primi come i Dottori della Chiesa.

Quello che mi preme in questo articolo, è mostrare come anche in una filosofia come quella cristiana via siano delle pillole interessanti per esplorare la psicologia e il mondo di un individuo. 


La scelta e la virtù 

Tutto iniziò con la Scolastica (dal IX secolo al Rinascimento), la filosofia cristiana medievale che si sforzò di trovare una soddisfacente risposta appunto nel rapporto tra ragione e dogma religioso. 

Sant’Agostino (354-430) aveva una visione dell’Uomo e dei suoi conflitti interiori di tipo teocentrico, ovverosia erano collegati all’idea di Dio come creatore e centro della vita e che le passioni fossero parte integrante della vita umana. Sant’Agostino, a ben vedere, fu uno psicologo in herba: riteneva con l’Imago Dei (“tutti gli Uomini sono creati ad immagine e somiglianza di Dio”) che i conflitti interiori, la sessualità e il valore del sogno potessero essere veicolo di conflitti irrisolti. San Tommaso (1225-1274) occupandosi invece del rapporto tra anima e corpo, l’Agens Intellectus, illustrava la particolare capacità che l’Uomo ha di “scoprire” intellettualmente e di estrapolare da informazioni sensoriali quello che la grazia di Dio vorrebbe farci sapere. 

Si trattava di una psicologia della conoscenza, cognitiva, non empirica. A differenza della tradizione giudaica, che molta importanza assegna alla razionalità e ai dettami della Torah, i Cristiani elaborano un concetto del tutto nuovo, che non pone l’accento sulla ragione bensì sull’autocontrollo e sulle virtù, che si contrappongo ovviamente ai vizi e alle pulsioni. 

L’Uomo, quindi, possiede fin dalla nascita la possibilità di scelta: può decidere di fare il bene o di operare il male, con il Libero Arbitrio, concesso da Dio. Pertanto, è la scelta che fa del cristiano un operatore di Salvezza, sempre che le virtù abbiano la meglio sui peccati. Tale scelta è, in pratica, la visione religiosa, o meno della vita stessa. 

I cambiamenti strutturali si attuano nel passaggio dal credere in un autocontrollo, al presentare fede ad una entità superiore che “regola” il nostro autocontrollo concedendoci il libero arbitrio nella facoltà di scelta.

Nella dottrina giudaico cristiana il Sé quindi è autoconsapevolezza e nucleo fondante dell’identità, senza il quale questa non esisterebbe. Va da sé che sia riconosciuto come tratto identificativo dell’essere umano che, per operarlo in maniera positiva ed utile, questo debba essere interpersonale (cioè condiviso con le altre persone). Infatti, nella religiosità giudaico-cristiana la famiglia e la comunità sono aspetti importantissimi. Quest’ultimo aspetto, ad esempio nella disciplina della psicologia di comunità viene chiamata rete sociale. 
 

L’autoregolazione e la volontà 

La volontà, come sappiamo, è la locomotiva del cambiamento. Se non voglio, non posso, in parole povere. Se secondo la prosa giudaico-cristiana, l’uomo ha infatti libertà di scelta, agisce nel bene o nel male, è egli stesso responsabile delle sue azioni e delle conseguenze di quelle azioni. La forza di volontà governa quindi i meccanismi di autoregolazione del comportamento umano? E soprattutto, la capacità di autoregolarsi è una abilità che si acquisisce nel tempo, o ci viene data da Dio? La questione viene molto dibattuta tra Ebrei e Cristiani, da secoli. Tuttavia, entrambi pensano che Dio abbia creato gli uomini capaci di scegliere di resistere alle tentazioni, che sono l’opposto della regolazione, ma non li ha creati in maniera tale che questo aspetto avvenisse in automatico. 

Gli stessi psicologi contemporanei vedono la capacità di autoregolarsi come un muscolo: viene rafforzata con l’esercizio. E’ quindi la pratica dell’autoregolazione che influenza l’autocontrollo e di conseguenza l’individualità di un individuo. Questo aspetto è più evidente nella culture spirituali e nelle religioni orientali, ma sono presenti anche nella preghiera contemplativa occidentale che costituisce più o meno l’equivalente della meditazione. Celebri infatti sono gli esercizi spirituali di Sant’Ignazio di Loyola. Più fai esercizio, insomma, più ti elevi alla felicità. La spiritualità e l’elevazione umana, in pratica, sono esercizio di devozione.  

 

Cos’è la felicità

In conclusione, la felicità secondo la dottrina giudaico-cristiana è un esercizio costante di autoregolazione che serve all’uomo per coltivare la virtù, mitigare lo stato di peccato, abbandonare vizi e pulsioni allo scopo di condividere, in senso spirituale, un percorso che si fonda sulla bontà di un Dio trascendente che si mostra a sua immagine nelle istituzioni della famiglia e della comunità. Questa forma di felicità è interessante, tuttavia non definitiva. Come sappiamo, infatti, ci sono molte versioni di cristianesimo, molte “vie” per il raggiungimento di questo scopo “supremo” che si sostanziano in altrettante manifestazioni del Dio unico e creatore e in altrettante pratiche religione e dottrine. Non esiste, insomma, solo il Cattolicesimo, anche se risulta ad oggi il più diffuso e il più popolare.

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