Cos’è l’inconscio per Freud? L’analisi del filosofo Alasdair MacIntyre

L’inconscio è il mare del non dicibile, dell’espulso fuori dai confini del linguaggio, del rimosso in seguito ad antiche proibizioni.

Italo Calvino

 

Alle origini del concetto di inconscio: la prima trattazione Freudiana 

E’ luogo comune attribuire a Sigmund Freud l’invenzione del concetto di Inconscio o della mente inconscia. Tuttavia, come dice il filosofo Ernest Jones, in realtà la scoperta dell’inconscio può essere fatta risalire già alla poesia e alla filosofia. 

Secondo alcuni addetti ai lavori, quello che in realtà scoprì Freud fu il metodo scientifico con cui accedere a questa area della nostra mente. Altri autori di preparazione filosofica, come il contemporaneo di Freud, come Johann Fiedrich Herbart ad esempio, ritenevano che la mente inconscia esistesse in quanto inferita a partire dagli stati coscienti. 

Cosa significa in parole semplici? Significa che la Scienza tende a conoscere più di quanto attualmente si faccia esperienza per il solo fatto che non è possibile pensare quanto viene provato dalla propria esperienza di vita, senza prendere in esame ciò che è nascosto ad essa.

Pertanto l’Inconscio resta una nostra parte…nascosta. Tale elemento “ignoto” , sembra -perché ancora questa posizione è dibattuta – che possa essere anche il vero motivo di eventi come la dimenticanza temporanea oppure, ad esempio, il giungere alla soluzione immediata di una problema. Ad un certo punto, appare per magia nella nostra mente e senza sforzo di pensiero cosciente la soluzione ad un quesito: dopo aver tentato innumerevoli soluzioni fallimentari, con la mente conscia. 

E’ come se, una volta fermati tutti i ragionamenti, l’Inconscio ci suggerisse cosa fare. In questo senso, la mente inconscia sostiene un tipo di attività mentale che viene in aiuto al pensiero cosciente: una sorta di retroterra al normale pensiero, che esercita anche una certa influenza sul nostro sistema nervoso centrale. 

Per il filosofo contemporaneo MacIntyre, Freud dice bene: l’Inconscio ha origine ed appartiene al regno dei ricordi e delle emozioni rimosse. 

In questo senso:  

Il trauma provoca un ricordo che, essendo gravato dall’emozione suscitata dal trauma stesso e rimasta inespressa al momento, viene rimosso e ricompare sotto forma di sintomi nevrotici che costituiscono una difesa della personalità contro l’emozione rimossa e che possono essere eliminati trovando un modo per dare libero sfogo all’emozione (A.M., p.75) 

In questa “equazione” psicologica, l’Inconscio racchiude un trauma, che genera una ricordo, che viene alimentato da una nostra emotività su di esso. Se tale emotività non viene trattata (trattata, si intende in senso psicanalitico), appaiono nevrosi causate da una difesa emotivo-psicologica, messa in atto dalla nostra stessa personalità. 

Il fatto è che tutto questo meccanismo intricato è…nascosto…inconscio. 

Quindi, l’analista, non potendo osservare una rimozione direttamente perché ovviamente non si trova nella mente del paziente…anche se vorrebbe, si limita a spiegare il comportamento osservabile dell’individuo  in base ad una ipotesi relativa ad un possibile ricordo rimosso che, in quanto tale, gli genera un trauma nel momento in cui viene portato alla luce usufruendo di una certa carica emotiva. 

E’ per questo motivo che i termini psicoanalitici inventati da Freud sono tutti interdipendenti, ciò dipendono gli uni dagli altri, sono in correlazione. 

Nonostante si parli da sempre di una sorta di teoria generale della mente, per ragioni di accettazione anche scientifica, ciò non implica che tutti fenomeni siano standardizzabili ed obbediscano a delle regole generali. In buona sostanza, la terapia psicanalitica, come qualsiasi altra forma di terapia è più un’arte tagliata a misura dell’individuo che vi si approccia. Quindi: vale davvero la stessa cosa per l’ampio ambito della mente umana, e per il più ristretto della mente inconscia? 

Secondo il primo Freud…sì. Gli aspetti del comportamento umano che l’inconscio deve contribuire a spiegare, cadono nell’ambito della scienza neurofisiologica che a sua volta ha influenzato non poco il pensiero freudiano sul funzionamento della mente. 

E’ come se il primo Freud, ritenesse che l’analisi dell’inconscio fosse giustificato dalla scienza ufficiale (fisiologia, per lo più) e quindi non solo standardizzabile a tutti, ma la via da seguire.  A questo proposito, dobbiamo tenere sempre presente che nell’800, gli anni in cui la proto-psicologia si affacciava alle masse con delle evidenze empiriche, le stesse teorie scientifiche in senso stretto cioè quelle che abbisognavano sempre di una misurazione oggettiva, erano piuttosto di moda in tutti gli ambiti del sapere. A quei tempi, elaborare una teoria che si mescolasse benissimo con alcune idee pre-concettuali sul materialismo, era l’indirizzo dominante e dava una certa sicurezza e reputazione al suo ideatore. Non a caso, Freud fu anche l’ideatore del concetto di cellula nervosa o neurone, e delle connessioni con altri neuroni. Anche se si tratta di un concetto fisiologico, quindi medico, che venne poi preso in considerazione dalla psicanalisi. 

Insomma: l’idea importante a quel tempo era dimostrare come l’essere umano fosse un sistema in cerca costante di equilibrio (omeostasi). La stessa personalità era trattata come un sistema con bisogno di equilibrio, tra le reazioni del conscio e i traumi repressi dell’inconscio. Il compito dello psicanalista freudiano, quindi, sarebbe stato quello di osservare ed intervenire sulle nevrosi, cioè negli squilibri dell’omeostasi, facendo delle ipotesi e utilizzando delle raffinate interpretazioni sui casi dei pazienti. 

Dire se le cose stanno così e di quali eventi si tratta è compito della neurologia. Ma, in sé, un desiderio non è un evento neurologico. (A.M. p. 85)

Tuttavia, la descrizione della vita mentale di un individuo, è un ambito molto più complesso e ricco di sfaccettature

Pertanto, negli anni, le teorie freudiane, così come la stessa pratica psicanalitica sono state più molte volte riviste, aggiornate e, talora, confutate. Non ci si poteva più limitare ad affermare come l’Uomo fosse un mero sistema di neuroni che devono restare in equilibrio omeostaticamente e che solo le pulsioni (sessuali ed aggressive) avviino i desideri umani per via di una corrente di eccitazione dei neuroni che Freud stesso identificava con l'”Io”. 

Appare chiaro come questa interpretazione ormai sarebbe stata limitativa. Tuttavia, c’è un colpo di scena: fu lo stesso Freud a rendersene conto, già nel 1989. Egli, infatti, affermò: 

Io non sono per nulla propenso a mantenere la sfera dello psicologico fluttuante, per così dire, in aria e priva di qualunque base organica. Tuttavia, non ho alcuna conoscenza, né sul piano teorico, né su quello terapeutico, al di là di questa convinzione, e perciò devo regolarmi come se di fronte a me ci fosse soltanto la sfera del psicologico.

Insomma, anche se la base fisiologica diviene fondamentale nelle sue interpretazioni e fondamentale nei suoi studi, ammise già al tempo che sul piano terapeutico si potrebbe manifestare dell’altro che per comodità deontologica, deciderà di mantenere sul piano psicologico. Ed è proprio su questo piano, che secondo l’autore, Freud si interroga in modo dettagliato, in questi termini, abbinandoci una prima risposta. 

 

I perché dell’inconscio: la seconda trattazione freudiana 

  • Perché le persone si comportano in modo nevrotico, sognano e così via?  

Perché sono presenti eventi del passato. Ed è a causa di quegli eventi dell’infanzia che si possono sviluppare delle nevrosi.  

  • Perché questi eventi dovrebbero causare un comportamento nevrotico? 

Perché sono eventi che spingono l’individuo alla rimozione. 

  • Che tipo di eventi sono quelli che tipicamente portano alla rimozione? 

Traumi di ogni genere, accaduti durante il periodo prepuberale. 

Le spiegazioni di Freud, riportano ad una correlazione con il passato di esperienze che per il soggetto sono, in qualche misura, traumatiche. E questo aspetto del comportamento umano, vale per tutti: che si soffra o meno di un qualche disturbo psichico. 

In quanto tale, questo schema non è generalista, affatto: si rivolge principalmente al periodo formativo della vita, che secondo Freud è la prima infanzia. E’ il bambino che incamera nel suo inconscio tutto il materiale costitutivo degli eventi traumatici (grandi e piccoli) e delle immagini che egli stesso fa di quegli eventi.

“così, alcuni tipi di reazioni al mondo circostante si rivelano a tal punto dolorosi per il bambino, che il loro ricordo, assieme all’emozione che ha dato voce al desiderio istintuale che stava dietro quella reazione, viene eliminato dalla coscienza.” (A. M., 91) 

Per Freud, quindi, il nostro comportamento da adulti viene spiegato dalla trasformazione inconscia di certi desideri istintuali di quando eravamo bambini e succede questo: se questi sono stati accompagnati da bassa conflittualità, allora il comportamento sarà normale. Di contro, nei casi in cui la conflittualità è più elevata o imperfetta, il comportamento dell’adulto sarà anormale. 

“il comportamento nevrotico è regressione alle modalità più basilari di reazione e perciò a quelle che sono anche le modalità di reazione infantili” (A. M., 93) 

Quindi il comportamento di un individuo, funziona in rapporto alla rimozione e/o all’evitamento di un dolore (infantile) che è il contrario (la negazione) di un piacere. Nel senso che, affinché avvenga una nevrosi, non occorre via sia inconsciamente una trauma catastrofico o un dramma epico, ma anche solo un unpleasure, cioè un dispiacere” (E. Jones, p. 475). 

A questo punto, alla luce di quanto detto, l’autore tira le fila sulle sei caratteristiche proprie del concetto di inconscio secondo Freud: 

  • L’inconscio non è conscio e neppure preconscio. L’inconscio, è il regno di quanto non può essere richiamato alla coscienza, antecedente ad essa e più intimo. Secondo Freud, l’inconscio è la vera realtà psichica e quindi per definizione inaccessibile e sconosciuta. 

 

  • L’inconscio appartiene al processo primario, e quindi la sua origine naturale è la prima infanzia.  
  • L’inconscio si capisce dalla contrapposizione tra l’Io e il Represso. Resta il fatto di associare ad inconscio tutto ciò che è rimosso: anche un desiderio inconscio, è di fatto un desiderio rimosso. Freud arrivava ad interpretare certi tipi di comportamento, interpretandoli appunto come prodotti di una rimozione inconscia; 
  • L’inconscio è il legame tra il processo primario dell’uomo (quindi l’infanzia) e i processi successivi (quindi l’età adulta). Lo si può notare ad esempio nel caso della libido sessuale, in quanto energia psichica che se rimossa ha poi un effetto nell’atà adulta;
  • L’inconscio è lo sfondo onnipresente dell’attività mentale ordinaria, quindi quella cosciente e manifestata attraverso il comportamento. In altri termini, è l’inconscio che determina alla base un comportamento;
  • L’inconscio è un luogo, un regno, non un concetto astratto. Se i pensieri “ci passano per la mente” o “ci vengono in mente”, usiamo inconsciamente un linguaggio spaziale. 
Insomma, possiamo arrivare a dire che l’inconscio freudiano, secondo l’analisi dell’autore in questione è come se fosse un sistema di atti mentali (A.M. p. 98) e come tale è anche un luogo, in cui si trovano determinati elementi a definirlo. Secondo l’autore, nell’inconscio si trovano gli impulsi istintuali, che prendono poi forma a livello di coscienza con i comportamenti; anche le emozioni, sarebbero inconsce. Non è chiaro in questa trattazione se l’autore definisca emozioni come sinonimo di sentimenti: recenti ricerche hanno confermato che si tratta di due attività psichiche molto diverse, anche se tendono ad essere confuse spesso. Credo che in questa sede, il termine emozioni si associ a quello di idee, se non altro per la loro caratteristica inconscia di poter essere rimosse e generare traumi in una persona. 

Ad esempio, nel caso in cui un terapeuta dica al suo paziente “lei ha ancora paura di suo padre?”, il paziente potrebbe condividere l’affermazione in sé, ma è tutt’altro che essere consapevole di come il padre sia oggetto di odio. Questa è l’idea che non è la proposizione: l’idea “il padre è oggetto di odio” è frutto della rimozione “amore verso il genitore”, quindi un respingimento interno dell’inconscio che diventa un’angoscia che non ha un oggetto specifico. Pertanto, conclude Freud, che esiste una differenza sostanziale tra idea cosciente ed idea inconscia: la prima passa attraverso la parola, una espressione, al seconda no e si trova ad uno stadio preconscio. 

 fine prima parte 

vai alla seconda parte 
 
 

 

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