Perché il Counseling non è Psicoterapia? Deontologia di un mestiere

Ciò che contraddistingue il counselor è una speciale sensibilità alla gente: sensibilità alle speranze, alle paure e alle tensioni della personalità.

Rollo May

 

Cosa succedeva quasi un…secolo fa? 

Prima dell’avvento delle scuole di psicologia e le successive derivazioni di psicoterapia, le persone quando avevano un problema si rivolgevano a chi avesse un ruolo sociale all’interno di una comunità e potesse dare loro una risposta. Queste persone si chiamavano insegnati, preti, carabinieri…nel caso dell’Italia, e l’interpretazione del problema veniva inserito all’interno di contenitori religiosi, educativi o legali. Poi succede che nel XX secolo nascono i tutta Europa i welfare State con i loro servizi sociali all’interno dei quali si comincia ad utilizzare una particolare forma di interazione per comprendere meglio i problemi, contestualizzarli e dargli un valore più “laico”. 
Tale metodo, viene chiamato ancora adesso, inteso come una modalità strutturata di occuparsi del prossimo, apparsa tra il 1930 e istituzionalizzata poi negli anni ’60 da alcuni psicologi: la base di un qualsiasi intervento sia in campo psicoterapeutico che in altri cambi di assistenza e del servizio sociale, diventa imparare ad ascoltare la persona, con questa modalità.  

La relazione di aiuto o RDA è una relazione professionale nella quale una persona deve essere assistita per operare un adattamento personale ad un situazione verso cui non è riuscita ad adattarsi normalmente. 

Si cominciano così a delineare i confini dei colloqui con pazienti ed assistiti in generale, creando un metodo di lavoro che per i primi tempi sarà comune a molti professionisti dell’aiuto (medici, infermieri, soccorritori, psicologi). Non solo: “essere di aiuto”, in senso professionale, scardina il sentimentalismo e la moralità (religiosa) di questo metodo, divenendo una tecnica di educazione sociale, non solo psicopedagogica, e una forma di riabilitazione che vede l’apparire di “un cliente che si prende in carico direttamente”

 

Carl Rogers e Rollo May: “padri” della RDA

Carl Rogers, psicoterapeuta statunitense, si occupò per tutta la vita di relazione di aiuto, dandogli una struttura che ancora adesso è conosciuta come colloquio non direttivo centrato sul cliente. L’autore riteneva come nessuno meglio della persona stessa che chiede aiuto, sia in grado di sapere perfettamente quali siano i suoi problemi e come porvi rimedio. Ciò che importa, nel suo ragionamento, è come i problemi si integrino all’interno del vissuto della persona. Inoltre, egli riteneva che ciascun essere umano avesse un particolare caratteristica, chiamata tendenza attualizzante, innata per comprendere e risolvere i propri problemi esistenziali. Per questo il colloquio deve essere centrato sul cliente, sulle sue risorse innate, e non su ciò che lo preoccupa. Il compito principale del terapeuta diventa quindi quello di accompagnare il paziente nella difficoltà, senza dirgli “cosa fare”, ma a comprendere la sua situazione per gestirla e creare fiducia e responsabilità di fronte alle difficoltà.  E’ da queste considerazioni che nasce la figura professionale del Counselor. 

Il Counselor è una figura professionale che nasce negli anni ’30 negli Stati Uniti e risponde a tutte quelle persone che, pur non desiderando diventare psicologi o psicoterapeuti, svolgono un lavoro che prevede una buona conoscenza della natura umana e della personalità, al fine di essere di aiuto in maniera funzionale di fronte ad un problema.       

Possiamo dire che Rogers “inventò” la figura del Counselor, in netto contrasto con le indicazione della American Psicological Association, in cui i deputati ad aiutare gli altri erano solo figure sanitarie, terapeutiche. 
Rollo May, altro grande padre del Counseling e contemporaneo di Rogers, scrisse il volume “L’Arte del Counseling” negli anni ’50, e ancora oggi è una grande classico sia della psicoterapia sia del Counseling, delineando quegli aspetti peculiari di una professione che si colloca “a metà” tra l’aiuto laico e la terapia, seguendo una precisa deontologia e indicando le vere differenze che intercorrono tra un trattamento psicologico e una RDA.  

Cosa fa un Counselor e quali comportamenti sono simili alla psicoterapia 

Un Counselor come prima cosa, ascolta. Ovviamente, si tratta di un ascolto di tipo professionale, ovvero un ascolto attivo ed empatico. E’ giusto tenere presente che la stessa RDA è utilizzata da più figure (anche educatori) quindi ci sono alcuni comportamenti generali che sono tipici di queste professioni: 

  •  accoglienza e presa in carico
  • ascolto attivo empatico
  • comprensione del problema
  • rispetto reciproco
  • creare obiettivi
  • segreto professionale
  • seguire un codice deontologico e dei principi etici 
  • la richiesta di un corrispettivo economico. 

Dopodiché ci sono anche dei comportamenti specifici, che attengono di più allo scoprire le risorse del cliente, riformulare il problema, non occuparsi dell’inconscio o della mente subconscia, non occuparsi di patologie mentali, la non direttività nei colloqui, la non interpretazione, non somministrare farmaci, test o altri strumenti “da terapia” e, soprattutto, svolgere il proprio lavoro con dei tempi brevi.

Come possiamo vedere, le differenze già così sono molte, e piuttosto marcate. Ci sono delle attività che un Counselor può fare e altre a cui non è abilitato, come curare un paziente. Per questo nel Counseling non si parla di pazienti, ma solo di clienti.  

 

La professione del Counseling: uno breve sguardo internazionale

Inutile dire che la professione all’estero è molto più legittimata che in Italia, anche se questo non significa che nel nostro paese non sia presente, e dopo vedremo in che termini.

La discriminante sta sicuramente nel fatto che il Counseling, per come ci è stato trasmesso, è una pratica in origine anglosassone e quindi è molto diffuso in paesi dove si parla la lingua inglese. 

Stati Uniti e Regno Unito, ma anche Canada e Australia, vantano tutti una lunga tradizione di professionisti del Counseling. 

Sui vari siti delle associazioni che si occupano di tutelare il mestiere, normalmente, si associa spesso Counseling e Psycotherapy, ma esclusivamente per un motivo più “accademico”, di definizione dell’oggetto con cui si lavora. Nei paesi anglosassoni, infatti, uno psicoterapeuta è anche un Counselor. Secondo la British Association for Counseling and Psycotherapy, un Counselor è una professionista psicologico che

qualsiasi approccio usi, lo scopo è quello di rendere autonomo il cliente, per fargli prendere le sue scelte, prendere le sue decisioni e porle in essere […]
 

Certamente, stiamo parlando di due professioni che si integrano tra loro, ma nonostante questo hanno due scopi completamente diversi. 


La professione del Counseling in Italia

In Italia, la situazione è completamente diversa, e ha delle sue peculiarità. La prima differenza che mi viene in mente rispetto all’Estero è la battaglia di riconoscimento che il Counseling, come professione a se stante, combatte da almeno 40 anni con gli psicologi. Una battaglia, a mio avviso inutile e degenerativa, che tuttavia crea anche confusione nell’utenza. 

Prima della Legge n.56 del 1989, che disciplina la professione di psicologo e il successivo Ordine Professionale, nato nel 1991, lo psicologo stesso non era considerato come professionista da quelli che al tempo erano i suoi competitor: i medici. Con l’ottenimento dell’Albo, gli psicologi riescono, a ragione, a ricavarsi un posto tra le professioni riconosciute e normate. 

Ricordiamo tuttavia, che il Counseling è nato nel 1984, e si è affacciato in Italia prima ancora che si iniziasse a mettere in dubbio la professione stessa del professionista della salute mentale: difatti, i primi anni, parlare di psicologo e di Counselor, era riferirsi allo stesso professionista. Infatti, le due professioni non erano “in guerra” tra loro, anzi cooperavano. Cosa che accade ancora adesso, per la verità, chiaramente su territori diversi. E’ l’esempio del rinvio. 

Negli anni, la professione del Counseling è comunque cresciuta e molte sono le Associazioni di categoria nate a tutela della professione. Nonostante questo, la professione è ancora molto da costruire anche se, già ora, si avvale di Codici Deontologici che ne limitano i confini e le peculiarità. 

 
 
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