I ritmi dell’eros. Quando la Gestalt incontra la sessuologia

L’amore è per i coraggiosi. 

Tutto il resto, è coppia

Barbara Alberti

 

Eros, crisi di coppia e l’approccio della Gestalt 

Spesso le coppie vanno in crisi per motivi che non riescono a comprendere fino in fondo. Di certo, si tratta di un disagio emotivo, dovuto principalmente alla difficoltà di “imparare” ad investire in progetti di relazione di lungo termine. Le coppie hanno enormi difficoltà a sentire e comunicare emozioni e sentimenti, di fermarsi e sostare nell’incontro con l’altro per viverlo pienamente.

Ecco, questo, secondo Francesca Brotto, autrice del bellissimo libro “I ritmi dell’eros” afferma essere la causa scatenante delle coppie che si rivolgono a lei in terapia. Oltre a questo aspetto, si apre un mondo enorme di significati. 

Le coppie sono in una situazione di costante disorientamento nel definire i bisogni personali e quelli da condividere. Ciò è dovuto anche all’impoverimento del senso e del significato dell’esperienza sessuale che mantiene vivo l’eros nelle coppie, soprattutto nelle relazioni di lunga data. 

La Gestalt Therapy o, in casi meno gravi, un percorso di Counseling ad indirizzo gestaltico, ci può aiutare a riscoprire l’aspetto vivo dell’eros perché si basa sul concetto di “confine” e di esperienza del contatto stesso con il partner. Lo stesso F. Perls riteneva come la sessualità sia una delle massime espressione del Sé e dell’esserci, dove il corpo è al centro dell’esperienza sessuale, muovendo le intenzioni degli amanti. 

Infatti, è proprio sulla tipologia di incontro con l’altro in ambito sessuale, che la Gestalt lavora arrivando a comprendere dove e come i protagonisti di questo cammino si siano smarriti. 

 

Perché la sessualità va in crisi? Cambiamenti sociali e post-modernità 

La sessualità, oggi, va in crisi secondo l’autrice perché non vi sono più confini definiti. Secondo Zygmunt Bauman, la società post-moderna è una società liquida. Cosa significa in senso psicologico? Che non essendoci confini, la fluidità dei rapporti salta a pie pari le integrazioni delle tappe evolutive, generando “paure sociali”, che diventano personali, e riguardando il senso delle cose che facciamo tutti i giorni e dei rapporti che instauriamo con gli altri. 

La persona, oggi, è  posta di fronte ad una responsabilità più grande di lei: è il centro di tutto ciò che si costruisce. Questo significa soprattutto che, parafrasando il concetto, uomini e donne hanno bisogno (e non a caso uso questo termine psicologico) di costruire appartenenze solide perché dall’esterno non vi sono riferimenti stabili. 

L’eccesso di stimoli esterni, le offerte interpretative come le chiama l’autrice di cosa sia un “uomo”, una “donna” o un “rapporto di coppia” è molto vasta e, spesso, contraddittoria. Pertanto, anche la relazione tra i sessi è diventata confusa: si vuole guadare a vecchi modelli che definiscono le relazioni perché ricordano “attimi di stabilità” (moglie-marito, il matrimonio, la lunga durata) e nel contempo si guarda al nuovo, così confondente, a cui non si riesce spesso ad attribuire un significato. 

Il risultato è: 

Vogliamo amarci, ma non sappiamo…come (p.18)

Questo risultato, delinea una questione importante.  Che le coppie non sanno come amare qualcuno perché non sanno come mettere insieme un bisogno di realizzazione personale di sé stessi del tutto individuale (che svincola dai legami) e il bisogno di amore dall’altro, come naturale propensione ad entrare in relazione (che alimenta un legame). 

Il rischio qual’è? 

Che si entra in relazione con l’altro per soddisfare i propri bisogni personali, invece che di donarsi completamente senza condizioni. 

E la velocità di cambiamento a cui ci sta abituando questo nuovo vivere sociale del XXI secolo, di certo, non aiuta le relazioni. Tutto è immerso in una costante tensione, la cui espressione principale  è l’abitudine ad avere contatti veloci, a perdersi, ad essere prestazionali, non emotivi e, di conseguenza, a perdere il senso dell’incontro con l’altro. 

In un certo qual modo, il sesso e l’eros, vanno in naturale controtendenza rispetto a questo vivere. Essi richiedono del tempo per fermarsi, sentire, imparare a stare in quello che viviamo. Cosa che i tempi moderni tendono ad annullare: il senso di vuoto, l’ansia e il costante stato di urgenza ci inducono, ma non ci costringono (!), a riempire i vuoti per sentirci meno soli e precari, ne sono la conseguenza psicologica. 

Eros e sesso ne fanno le spese di queste tendenze post-moderne: divengono “atti” sempre disponibili (la pornografia) e perdono il loro significato relazionale di incontro con l’altro. Vengono escluse in qualche modo sia la consapevolezza del Sé e del proprio corpo, sia la relazione che in qualche modo occorre per dare risalto a questo aspetto dello stare in coppia. 

Venendo a mancare la qualità del contatto, viene a mancare anche il lato passionale ed emotivo, che sono da sempre la forza propulsiva dell’incontro con l’altro: il mezzo, non il fine. Mancando il mezzo, la Gestalt utilizza delle metodiche per “riattivare” nella coppia in crisi, questa psicologia della passione per condurre al benessere relazionale. 

   

Eziologia “classica” delle disfunzioni sessuali 

Le disfunzioni sessuali sono legate quindi a blocchi nell’esperienza relazionale intesi come modalità (distorte) di entrare in contatto con il partner. Essere disfunzionali nell’eros, significa quindi che il proprio Sé evita – o interrompe – la possibilità di entrare in contatto e quindi si dovrà lavorare sul concetto di intenzionalità. O almeno questo è ,secondo la Gestalt. 

L’assunto di base che vale anche per altri approcci, è che tutte le esperienze, soprattutto quelle sessuali ed erotiche, sono esperienze corporee. Addirittura si è arrivati a pensare come l’origine di questi blocchi sia dovuto ad una interruzione delle tappe di crescita a partire dalla nascita e protratte per tutta l’età evolutiva, prendendo come base le scoperte psicoanalitiche. 

La sessualità è una delle esperienze in cui il corpo fisico e il corpo vissuto sono fusi per aprirsi, dare, donare e ricevere dall’altro. Il dramma di oggi è che questa intenzionalità spesso non accade. (p.34)

E’ il corpo vissuto che radica a terra, che permette alle sensazioni di fluire e di centrarsi; e questo accade nella sessualità, come in tutti i tipi di relazione. Il concetto di confine del contatto apre al desiderio, alla voglia di avvicinarsi, di accarezzarsi, di baciarsi e di vivere il piacere intensificando l’energia sessuale e renderla una possibilità di incontro. 

E ancora una volta, si può affermare con ragionevole dubbio, che il blocco del corpo vissuto è anche un vissuto di paura: del dolore genitale, della penetrazione, del vedersi nudi e – in definitiva – di sperimentare il contatto. Ciò blocca la risposta emotiva e quindi quella sessuale del provare piacere e nel dare piacere all’altro. 

Delle disfunzioni sessuali, ha parlato classicamente anche il DSM-V (Manuale Statistico e Diagnostico dei Disordini Mentali) elencandole con delle specificità a seconda che si parli di esordio della difficoltà, che siano permanenti (sempre presenti nella vita di una persona), acquisiti (dopo un periodo di attività erotica), generali (quando non sono dipendenti dal partner) e situazionali (in casi particolari di stimolazione, situazione e tipi di partner). 

Di seguito riporterò solo alcune di queste, che sono le più comuni e le loro elementi: 

  1.  Disturbo del desiderio sessuale e dell’eccitazione sessuale femminile: riduzione del desiderio e dell’eccitazione, ridotto interesse per il sesso, assenza di fantasie, assenza di iniziativa, assenza di sensazioni genitali; 
  2. Disturbo del dolore genito-pelvico e della penetrazione: difficoltà di penetrazione durante il rapporto, marcato dolore durante gli atti, tensione-paura-ansia durante il rapporto; 
  3. Disturbo dell’orgasmo femminile: ritardo o assenza di orgasmo, sensazioni ridotte;
  4. Disturbo del desiderio sessuale ipo-attivo maschile e Disturbo erettile: insufficienza di fantasie sessuali o di desiderio, mancata o ritardata erezione, eiaculazione precoce e ritardata. 

Va da sé come una tale classificazione scientifica nulla ha a che vedere con la questione della coppia e della relazione vista finora. Si tratta per lo più di un elenco, anche completo, di categorie universali che sono tarate sulla singola persona con un problema in quella sfera. 

Nella Gestalt, invece, di universale non vi è proprio nulla e il focus è la coppia. Quindi quando si parla di disfunzioni, in realtà si dovrebbe parlare di “difficoltà di coppia”. Quando si parla del perché si arriva ad un disturbo, nella Gestalt si indaga il “per come” si arriva ad esso. 


Le difficoltà dell’Eros secondo l’approccio della Gestalt

Quindi “come” la coppia blocca la relazione sessuale in senso emotivo-corporeo-relazionale? 
L’importante è avere consapevolezza che gli aspetti della coppia sono importanti tanto quanto i vissuti corporei singoli. Se le coppie litigano, se vanno d’accordo, se si parlano, se non lo fanno, se stanno insieme da tanto o da poco tempo, come percepiscono il loro legame, se vivono insieme, se hanno figli, che ingiunzioni hanno sperimentato da piccoli, quali sono i tabù famigliari e via dicendo. 

Quando vi sono difficoltà sessuali, in Gestalt si parla di fattori intrapsichici e/o relazionali riconducibili di base ad una profonda conflittualità, tra il proprio Sé e il tra il Sé e il partner. Quindi, non è detto che tale conflittualità si sono interpersonale, ma anche personale e quindi legata alla propria vita vissuta. 

Infatti, tali fattori dice l’autrice, sono relativi a momenti dello sviluppo evolutivo: 

  • inibizione del piacere; 
  • mancato investimento libidico della aree genitali
  • distorsioni cognitive (relative a Sé stessi, “io non sono in grado”) 
  • errori nell’apprendimento (“il piacere è una comportamento disfunzionale”)

Tenuti presente questi fattori di base, in Gestalt la disfunzione sessuale non è mai patologica, diversamente che dal DSM-V, ma un adattamento creativo della coppia ad una situazione di particolare sofferenza relazionale. 

Per questo, il lavoro viene orientato sulla consapevolezza di incontrare l’altro, sulla costruzione del processo figura/sfondo e sull’emersione di quanto esce dal colloquio al fine di ricostruire questa esperienza a casa, nell’intimità. 

Le sessioni quindi mettono al centro il NOI e l’esperienza del NOI, definendo la necessità di stabilire dei confini ed avviare delle pratiche esperienziali per arrivare ad intercettare il VERO bisogno della coppia su questo tema. 

Narrarsi, aprirsi all’altro, comprendersi sono tutti atti che ridimensionano le difficoltà dell’eros della coppia. Ovviamente, possono essere efficaci solo se si sa come fare per venire in aiuto in tal senso. E il Counseling di Coppia è uno strumento anche per scoprire questa potenzialità.  

image_printStampa questo articolo »
Social share:
Share on facebook
Facebook
Share on twitter
Twitter
Share on linkedin
LinkedIn
Share on telegram
Telegram