Come creare la felicità di coppia? La scienza delle coppie che durano secondo Werner Bartens

Preferirei litigare con te, piuttosto di fare l’amore con un’altra donna. 

dal film “The Wedding Date”. 

 

Una coppia, molti tipi di relazioni: una breve panoramica 

Werner Bartens (classe 1966) è di certo un personaggio curioso. Non è uno psicologo, né tantomento un esperto di relazioni. Stiamo parlando di una personalità eclettica che ha studiato medicina, storia e germanistica. Per questo il suo contributo è interessante, perché esce dagli schemi. Nel suo libro “La scienza delle coppie che durano” edito da Feltrinelli nel 2013, riesce a mettere insieme ragionamenti che attengono un pò a tutti gli aspetti che definiscono le coppie e le relazioni tra partner. 

Quindi la finalità del suo scritto è fornire degli accorgimenti, delle strategie, delle idee, chiamatele come volete, per aiutare le coppie a restare insieme più a lungo e con soddisfazione. 

Come si arriva a questo risultato è importante, ma anche il “perché” le persone stanno insieme, è altrettanto importante. I dati Istat ci confermano anno dopo anno che i matrimoni sono in calo in tutta la penisola. Non ci si sposa più come una volta, non è più visto come un passaggio obbligato, e se ci si sposa è raro che un matrimonio duri tutta la vita. Il tasso di divorzi è piuttosto alto: la media è dopo circa 20 anni di matrimonio/convivenza. Prendono piede forme più “flessibili” di questo tipo di “contratti”, come le convivenze di fatto, ad esempio. Oppure, molte volte, neanche quelle. 

Si sta insieme e basta…ma a tempo determinato. 

Questo preambolo per offrire una breve panoramica statistica, supportata dalla realtà, ce ne stiamo rendendo conto un pò tutti, non credo abbia senso dilungarsi su questo aspetto. 

Bartens, identifica in base ad alcune condizioni, ad alcuni presupposti classici, le tipologie di relazione che intercorrono tra le coppie in base alla gestione dell’emotività e dei comportamenti: 

  • la relazione solida ed appagante. Siamo ovviamente nell’utopia del rapporto sempre traboccante di amore, passione e comprensione. Una fiaba. I due compagni sono in eccesso di offerta emotiva. Quando litigano, trovano sempre soluzioni ragionevoli e coscienziose per non farlo più o farlo meno. E’ una relazione imposta come se fosse ancora nella fase iniziale (l’innamoramento passionale). Un tipo di relazione “troppo bella per essere vera”, e di fatto è così. Ma non disperiamo: ogni tanto accade. Anche se spesso è indicatrice di troppo attaccamento all’altro, di confluenza, di annullamento della propria soggettività. E può, nell’idillio, portare a conseguenze anche estreme in caso di rottura. 
  • la relazione mediocre. Ce ne sono a milioni di questo tipo e sono osservabili anche nella nostra quotidianità. Ed è proprio la quotidianità che porta la mediocrità: l’approccio è pragmatico, si conoscono pregi e difetti del partner, si continua a stare insieme, senza particolari slanci o progetti. Spesso ci si accusa in termini “emotivi” di vivere alle spalle dell’altro. Sono coppie spesso insoddisfatte, che hanno spesso dubbi sulla durata e la tenuta. La felicità, in quanto stato emotivo, è molto rara. La tenuta però di queste coppie, è duratura. Nessuno è riuscito ancora spiegare come mai l’equazione mediocrità = lungo termine sia veritiera.  
  • la relazione conflittuale. Si tratta di coppie la cui primaria forma di comunicazione si basa sul litigare spesso, ovunque e per qualsiasi cosa. E’ la coppia che si mette in difficoltà, che si appesantisce le giornate, che si tortura costantemente. E’ tipico, o almeno accade spesso, a coppie in situazioni mediocri: essendo spenta la fiammella dell’imprevedibile, dell’avventura e dell’intimità, cercano nel generare conflitto quel pizzico di irritazione, rabbia che acuiscono i sentimenti, li rendono più intensi al fine di generare un punto di incontro. Il conflitto non è quindi sempre un male: significa che non si è ancora totalmente indifferenti, perché si ha l’energia di litigare. 
  • la relazione senza conflitto. Il caso delle coppie che sono d’accordo sul fatto che non sono d’accordo (they agree to disagree). Può essere che non sia solo questione di rassegnazione e/o distacco. Il non entrare in conflitto con l’altro, o il disinnescare continuamente situazioni tensive, può essere vista come una profonda conoscenza dei limiti dei partner e su cosa è possibile ottenere o no, cosa amano e apprezzano, e cosa invece mettono sullo sfondo in favore della relazione. Il negativo di questo approccio è la tendenza a rendere la temperatura un pò tiepida: vita emotiva controllata, a volte, nel bene e nel male, significa anche freddezza o mancanza di comprensione dell’aspetto non razionale di noi. 
  • la relazione “ex romantica”. La coppia ricorda costantemente un passato di passione, baci e coccole. Quella che Freud chiamerebbe “amore sessuale”, che è tipico della fasce adolescenziale. Infatti, molte coppie di questo tipo, si sono sposate giovani o stanno insieme da molto tempo. Gli spazi personali, sconosciuti. Accade poi che venendo a mancare l’effusione e questo aspetto di costante attaccamento fisico e sessuale, o vi sia un disinteresse per questo aspetto, si sperimenti un grosso vuoto emotivo, una non accettazione. E’ un tipo di relazione su cui è comunque possibile lavorare, per migliorarla. 
  • la relazione di salvataggio. Sono le coppie che funzionano con il principio del “medico di guardia”: offrono un pronto soccorso costante, quando il lui o la lei è sofferente o delusa. Si tratta di un rapporto consolatorio che all’inizio di un rapporto ha molto valore; tuttavia, man mano che si prosegue, l’essere stati presenti per l’altro solo nelle sue fasi critiche è una motivazione allo stare insieme troppo fragile per rimanere in piedi, quando non ci sono problemi da affrontare. E’ una coppia destinata a stare male, se non trova uno schema di convivenza diverso da quello del soccorritore-vittima. Ricordiamo che un rapporto di coppia non è un rapporto medico-paziente, terapeuta-assistito, counselor-cliente. 
  • la relazione amichevole. In queste coppie l’amicizia arriva a sostituire la passione. Nulla di male, anzi, soprattutto andando avanti con l’età. Di certo se è SOLO questo, allora c’è qualcosa che non va. Alcuni rapporti romantici diventano amichevoli quando la passione affievolisce. E se il ricordo del passato riemerge, possono insorgere dei problemi di comunicazione. 
  • la relazione defunta. Quando il rapporto ormai è devitalizzato, morto dentro. Appassito in tutti i suoi aspetti: sessuale, romantico ed emotivo. Sono due persone che vivono accanto all’altra perché “devono” o “non hanno alternative”, dividendosi compiti, tempo e spazio, magari partecipando alle cene di famiglia per salvare le apparenze. Ma la sofferenza emotiva è comunque tanta, e spesso tanto varrebbe una separazione che spesso non avviene per pigrizia, tradizione o peggio forza d’abitudine.    
 

Sesso e coccole: due facce della stessa medaglia

Passando alla parte piccante, parliamo di sesso. E anche di coccole. La scienza – dice l’autore – ritiene che l’importanza del sesso in una relazione sia semplicemente sopravvalutata. Chi ha sempre voglia di spassarsela sotto le coperte, potrebbe essere un partner che con questo comportamento mette in pericolo una relazione: si tratta di una iper-esigenza, più che di una vera e propria necessità. E ciò è molto noto alle coppie di lunga data, quando è la morigeratezza sessuale a farla da padrona (il poco, bene, e di qualità) a discapito della quantità. 

E’ come se la sicurezza duratura della relazione e il sesso assiduo si escludessero a vicenda, in qualche modo. 

Nel comportamento sessuale e nel modo in cui gestiamo i rapporti ed esprimiamo le relative esigenze si rispecchiano le esperienze di attaccamento infantili. (K.H. Brisch, p. 54)

Ed è infatti stato riscontrato come siano proprio le donne ansiose ed insicure a cambiare spesso partner, mentre sono gli individui sicuri che ricercano l’intimità anche in età avanzata, senza avere fretta, perché la loro autostima è già definita senza il bisogno di un atto che lo confermi. 

Ma allora, si chiede Bartens, perché spesso si dice che un collante duraturo del matrimonio è il sesso “spesso e volentieri”? 

Date queste premesse, sembrerebbe il contrario.

Alcuni studi condotti (ovviamente) negli USA hanno dimostrato che la frequenza dei rapporti sessuali in una coppia è irrilevante in caso di separazioni coniugali: l’intimità limitata, sembra quasi una scusa, un’idea ridondante, ma non la vera causa scatenante di una separazione. 

E’ una questione di…tempistica e di…significati che vengono attribuiti. 

Come sempre: aggiungerei…:-)

Non esiste, infatti, una quantità di amore sessuale misurabile che facciano una coppia felice (“la volta a settimana”) e duratura, e non esiste nemmeno un modo codificato di svolgere l’atto in senso appagante. Tutto sta nel capirsi, nell’ascoltarsi, nel darci i significati giusti e comprendersi fino in fondo. Questo aspetto è decisivo, non solo per un rapporto di coppia, ma in generale. E’ l’essere umano, infatti, che ha il bisogno fondamentale di confidarsi con l’altro quando viene messo a parte di pensieri e sentimenti privati: gli individui parlano spesso di sé, non solo con il partner, ma anche con amici e conoscenti, alla ricerca di risposte. Il mettersi a nudo molte volte è una ricerca di sostegno e non una modalità per trovare soluzioni attraverso la mediazione del pensiero altrui. 

Quello che accade nei rapporti di coppia quando sono in crisi è comunque la ricerca di una risposta verso l’esterno, che non significa per forza il “tradimento sessuale” o altre forme di “evasione intima”, ma anche il cercare punti di vista di aiuto attraverso le storie di persone a noi vicine. Il famoso “io ho fatto così”. Come se andasse bene anche a te! 

Dice l’autore:  

E’ decisivo invece che i partner abbiano un intenso scambio reciproco, che dialoghino ancora dopo anni di matrimonio, che siano in grado di comunicare e che continuino a sforzarsi di essere comprensivi. Questo aspetto è centrale soprattutto per le donne e determina se si trovino bene all’interno della relazione e se decidano di proseguirla. (p. 112) 

Questo significa che bisognerebbe sempre (e comunque) andare d’accordo e invadere la relazione di coccole e attenzioni? 

Ovviamente no. L’importante, dice Bartens, è che vi sia una comunicazione costante. Che si litighi pure, purché la finalità sia costruttiva. Che non si passi le giornate a far notare i difetti o le qualità eccelse dell’altro, e che si passi a guardare le affinità della coppia: cioè parlare dei temi che piacciono a tutti e due. 

Infine, permettersi anche di manifestare la rabbia. Essere costantemente indulgenti, non è sempre sinonimo di convivenza armoniosa. A volte può esprimere indifferenza. Ed è peggio. La tensione e la collera sono emozioni scomode: tuttavia, sono intelligenti se servono a comunicare con sincerità e denotano il grado di intensità di un attaccamento amoroso e il bisogno di conferme. E’ chiaro che se il rapporto sono solo litigi, rabbia, tensione e collera, cioè l’estremizzazione dell’emotività di entrambi, serve una terapia di coppia o è funzionale una separazione. 

In casistiche normali, si tratta di forme episodiche di scoperta dell’altro. 

 

I grandi classici del logoramento della coppia

Se siete innamorati di qualcuno da tempo, quello che sto per riportarvi di seguito non vi giungerà nuovo. In questo caso, cercheremo di mettere ordine, come dice l’autore, su quelli che sono “i grandi classici” che tendono a promuovere il logoramento della coppia. 

  • La comprensione…a tutti i costi. “Dobbiamo parlare” o “Vorrei che mi tenessi più in considerazione” oppure “Non mi ascolti MAI”. Ecco tre frasi che denotano la disperata necessità di riconoscimento e di conferme da parte del partner. Uno dei due, tipicamente la donna, cerca una costante e continuativa comprensione e la erige a fondamento del livello di interesse del partner nei suoi confronti e della loro vita insieme. Prima abbiamo parlato di comunicazione efficace, utile a tenere insieme due individualità: la comprensione “a tutti i costi”, sembra invece non essere così utile. E’ vero che l’empatia permette un rapporto profondo e la lunga durata di una relazione, ma è stato anche dimostrato il contrario dagli psicologia dell’università del Tennessee in uno studio di 200 coppie che si sono sottoposte ad una maratona di “conversazione”. Cosa hanno scoperto? Che la lunghezza e la resistenza delle coppie non dipendeva dall’empatia né tantomeno dalla capacità di immedesimazione. Hanno scoperto che l’empatia non accresce con il tempo e può non avere effetti sulla soddisfazione dei partner. Quindi, si capisce come la comprensione “non misurata”, sia un elemento logorante quanto la sua totale assenza. Ci vuole giusta misura. 
  • Le critiche e la chiusura. Siamo tutti convinti che nel mondo ideale delle relazioni due persone stanno bene quando l’uno soddisfa le aspettative dell’altro in toto, e viceversa. Purtroppo, noi viviamo nel mondo reale, e sappiamo che non è quasi mai così. Si aprono cantieri sempre nuovi, nelle relazioni. La visione differente tra i partner è fonte permanente di conflitti. Oltre che di chiusura. Gli psicologi dell’università della California hanno visto attraverso un esperimento come quando un partner rimprovera e pretende dall’altro, la prima reazione è la chiusura nel proprio guscio. Questo vale per entrambi.
  • Ognuno per la sua strada. Nella coppia è normale che i partner si facciano, anche, gli affari propri. A ciascuno la sua professione, i suoi amici, le sue serate, i suoi hobby, i suoi interessi. Ciò che è raro, è che dopo molti anni di convivenza, le coppie si ascolti e si raccontino i rispettivi entusiasmi e interessamenti. Chiaro che un ascolto interessato gioverebbe, ma è molto difficile da applicare sempre. Perciò, nella frenesia della giornata, accade spesso che, semplicemente, “non si abbia voglia”. E il logoramento sta nel fatto che il partner “si aspetta” una certa partecipazione emotiva ai racconti dell’altro, altrimenti subentra frustrazione e distacco che possono mettere i pericolo il rapporto. Se questo approccio “individualista” permane e non trova mediazioni, si condiziona la tenuta della coppia. 
  • Perdere il romanticismo. Siamo d’accordo come conservare un’idea romantica dell’altro dopo un decennio, sia difficile. Tuttavia, è fondamentale. La parte del nostro cervello che produce dopamina e ossitocina dovrebbe essere sempre stimolata. Alcuni studi della Stony Brook University addirittura spiegano come mantenere vivo questo “entusiasmo romantico”. Innanzitutto non bisogna confondere l’amore romantico sessuale (Freud) tipico dell’età adulta, con l’amore passionale dell’adolescenza. L’amore romantico si distingue per intensità, impegno e sensazione di stare bene insieme anche dal punto di vista sessuale, senza la componente ossessiva. Perché la componente ossessiva altro non è che la cartina di tornasole di incertezza e paura, che sono spesso il motore di relazioni brevi e confuse. In buona sostanza: quando si perde il romanticismo e lo si sostituisce con una paura ossessiva di perdere l’altro, si innesca un meccanismo infantile che ha più a che fare con la possessione che con l’amore. E le coppie, si lasciano. 
  • Essere appiccicosi. In qualche modo si lega ai comportamenti possessivi descritti sopra con l’aggiunta della limitazione dei tempi e degli spazi dell’altro attraverso delle “tattiche”, che possono essere: la mania del controllo (‘dove sei’, ‘cosa fai’, ‘con chi ti stai scrivendo’?), il nascondere (‘resta a casa, alla festa ci vado da solo’), la monopolizzazione del tempo (‘dedicami tutto il tuo tempo libero, frequenta solo me’), la gelosia (parlare con altre donne e uomini solo per suscitare una reazione), la minaccia (se lo tradisci, se flirti con qualcuno, etc), la manipolazione emotiva (‘non posso vivere senza di te, sono dipendente da te’), il pettegolezzo, il mettere in campo tutte le proprie risorse per il partner, usare esche sessuali, farsi belli/e, esagerato affetto, presa di possesso (verbale e fisica), i gioielli possessivi, lo scenario minaccioso, l’aggressività verso il rivale.   

 

Relazioni: ecco cosa fare perché durino 

Ed eccoci giunti a quelli che possono essere considerate le buone pratica universali per rendere duratura una coppia! Si tratta di suggerimenti fini a sé stessi, quindi bisognerebbe darci il valore che meritano tenendo presente come ogni coppia sia un universo a sé stante, e che ognuna ha le sue particolarità. 

SIATE PRESENTI. Parliamo qui di “sicurezza affettiva”. Ben distante dall’essere appiccicosi o manipolatori nei confronti del partner. Il fattore “protezione”, che sia richiesto oppure no da entrambi, è importante per non vacillare di fronte ad ogni piccola crisi. Garantisce stabilità e fiducia. Ed è realistica. Si tratta di un rinforzo positivo e di una costante manifestazione di interesse. Non esiste un modo per essere presenti uguale per tutti: c’è chi preferisce le 6 telefonate al giorno, oppure le quattro chiacchere la sera. Poco importa. L’importante è la presenza, compatibilmente con i rispettivi impegni. 

RISPETTATE LE FASI DELL’AMORE. Con questo l’autore intende dire che le relazioni lunghe passano diversi stadi. Dall’innamoramento, alla fase sessuale e passionale, alle fasi più tiepide e disincantante. Tutto normale: si cresce, si evolve, la vita va avanti. Pretendere si essere sempre nella fase dell’innamoramento o del sesso sfrenato è illusorio e aberrante. Ammettente che state cambiando come persone, sia fisicamente che psicologicamente, fatelo presente e parlatene.  

NON METTETE SEMPRE IN DISCUSSIONE L’AMORE. La domanda angosciante del “mi ami ancora?” è una tortura inutile. Se state con una persona da molto tempo, a meno che non siate dei masochisti estremi, provate ancora dei sentimenti per lei/lui. Chiaro, sono diversi. Ma l’importanza dell’amore sta anche nella sua evoluzione. Essere indecisi sul sentimento di base è logorante. Quindi siate sinceri, ed andate avanti. 

SIATE INDULGENTI (NELLA GIUSTA MISURA). In merito ai piccoli difetti. Alle manie. Alle imprecisioni. Al disordine in casa. Sono le banalità che distruggono e la totale, ed ossessiva, attenzione ai dettagli di queste banalità. Se il partner lascia una luce accesa senza motivo, spegnila. Non recriminare il fatto che se ne sia dimenticato/a. Agisci con i fatti, anziché solo con le parole distruttive. Come a dire: lascia andare, ogni tanto. 

CONSERVATE ANCHE L’AMICIZIA. In ogni relazione di lunga data il rapporto non può essere declinato solo sessualmente. Suona un pò retrò forse, ma tutte le coppie hanno la necessità, ogni tanto, di rispolverare quel lato goliardico, ludico, quella complicità tipica dell’amicizia. Il bere una bottiglia di vino a fine pasto ed alzarsi alticci. Raccontarsi stupidate solo per il gusto di ridere. Leggere un libro e discuterne. Cioè fare insieme delle piccole cose spontanee che assomigliano di più ad un rapporto senza aspettative, che all’amore idealizzato. 

CERCATE LE PICCOLE E LE GRANDI GIOIE (INSIEME). La felicità, sta nelle piccole cose. Quante volte ce lo hanno ripetuto. La credenza popolare è d’accordo con la scienza. Studi dimostrano come infelicità, insoddisfazione e aggressività accorciano la vita, quindi quale scusa avremmo per non fare cose (piccole e grandi) che producano gioia? 

ANDATE E…MOLTIPLICATEVI! I famigliari saranno anche stressanti ma ci mantengono in salute. E’ stato dimostrato che le persone più longeve hanno una solida rete familiare, dove possono parlare, dove si possono scannare, dove si litiga, ma anche dove si trova accoglienza e comprensione. Pacchetto completo. 

SCORDATEVI L’INTIMITA’ (E…ATTENTI ALLA SOLITUDINE). Cioè, fate in modo di avere sempre un appoggio sociale e psichico da amici e parenti. Ne gioverà la vostra longevità. Si lega in qualche modo alla precedente: sacrificate dei momenti intimi con il partner a dei momenti più collettivi. 

UNITI SI E’ PIU’ FORTI. Il principio gestaltico del “tutto è di più della somma delle parti”. Essere coppia significa essere una squadra. Di certo una affermazione banale: ma quanti lo sanno essere, per davvero? Nelle squadre si delega e ci si fida. E ci si affida. Si accettano difetti e soluzioni diverse. Lo scopo quindi non è più essere un punto di riferimento dell’altro e sfociare nel narcisismo, ma essere un componente di un microclima che serve per aiutarci a stare meglio. 

LASCIATE PERDERE LE DISPARITA’. Ovvero, la divisione rigida dei compiti. Ormai siamo nel 2022. Non ci sono compiti da uomini e faccende da donna. Del cucinare, del pagare le bollette, del guidare l’auto, del fare le lavatrici, del portare i figli a scuola, del decidere cosa guardare in tv, etc. non si decide in base al “sesso” o alla presunta “competenza”, ma in base a parametri di tempo e talenti. Quindi siate leggeri, per quanto possibile. La rigidità non paga mai, specialmente quando si tratta di “fare le cose” in favore degli altri. 

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