Amore o orgasmo? Alexander Lowen e il counseling corporeo (1)

La sessualità non è una attività ludica, ma uno stile di vita.

Alexander Lowen 

 

In questo articolo riprendo un argomento a me molto caro, la sessualità, partendo dalle parole tratte dal libro “Amore e Orgasmo” del medico e psichiatra Alexander Lowen (1910-2008), importante studioso e terapeuta scomparso di recente. Lowen è conosciuto per essere stato il continuatore dell’approccio di William Reich (1897-1957) delle teorie legate alla bioenergetica umana. Credo che nel lavoro di Counseling sia importante anche solo accennare a Lowen perché le sue teorie sulla sessualità e quindi sulle relazioni di coppia – che affondano le radici nella sessualità – dimostrano come su temi universali come questo, gli esseri umani percorrano strade molte simili anche provenendo da luoghi e culture diverse. Siamo tutti distinti ma siamo uguali rispetto alla sessualità. E i nostri comportamenti individuali dipendono dalle esperienze che facciamo, dall’educazione che abbiamo ricevuto e, come in questo caso, dal nostro approccio personale alla sessualità. Una tematica che abbraccia il corpo, la psiche e la società.  

Proviamo a capire di che si tratta.


Siamo esseri umani sessuali: tra sofisticazione e maturità 

Secondo Lowen non si può disgiungere il comportamento sessuale di un individuo dalla sua personalità. La sessualità è un aspetto importante della personalità perciò essa non si può cambiare se non attraverso delle modificazioni terapeutiche.  La sessualità è il prodotto di un modo di vivere la propria personalità matura e perciò espressione delle emozioni. La pratica clinica di Lowen dimostrerà negli anni in maniera piuttosto chiara, come i problemi sessuali ed emotivi di un individuo si riflettano in analoghi disturbi della personalità. In altre parole è difficile che una persona con problemi rispetto al sesso abbia problemi solo in quest’ambito. 
Per porre in essere una tale teoria, l’autore parte distinguendo i due punti di vista sulla sessualità che sono la sua sofisticazione e la sua maturità. 

“La sofisticazione sessuale si manifesta negli atteggiamenti verso 1) l’atto sessuale, 2) la masturbazione e 3) il corpo.” pg. 8

Essa è figlia di 50 anni di restrizioni rispetto all’espressione del comportamento sessuale e ad oggi rimane il primo problema da affrontare, nonostante l’individuo sia ora più informato e “libero” di pensare il sesso rispetto ad anni fa. La persona sessualmente sofisticata di oggi considera l’atto sessuale non per quello che è, ovvero l’espressione umana e fisico-corporale dei sentimenti verso un partner, ma come una esibizione. Essa riflette la necessità di alimentare la personalità con la mente e con l’ego, ignorando la funzione del corpo e dei processi fisici. Il risultato è quindi un corpo in costante stato di tensione muscolare, che spesso non coincide con una reattività (o capacità) sessuale, anzi, provocherebbe delle inibizioni o, nel peggiore dei casi, portare a dei disturbi. 

Ciò sembra un controsenso. L’individuo sessualmente sofisticato sembra apparentemente libero da ogni senso di colpa religioso e sociale legato al tema del sesso, sembra aver superato quei confini che tempo fa lo avrebbero associato ad un perverso, tuttavia, tale emancipazione, ha generato l’idea della prestazione, perciò molto spesso vivere la sessualità diventa una forma di competizione che genera ansietà e nevrosi. L’individuo non ha paura del sesso, o di fare sesso, ha paura di non comportarsi come dovrebbe rispetto ad esso. 

E’ così che l’atto sessuale perde di importanza, perde il suo significato personale ed intimo quando vengono messe in disparte sentimenti e sensazioni in favore dell’ego e del “giusto comportamento” sessuale. 

Il machismo di quest’epoca lo rende piuttosto evidente dalla parte degli uomini, dove numerosi messaggi dei media associano il corpo perfetto con l’abilità perfetta nell’arte amatoria sessuale che non concepisce il fallimento. Un vero macho-man, in sostanza, non può fallire. 

Ciononostante, quello che invece è vero e non un costrutto è il fatto che se l’individuo non compie l’atto sessuale con la finalità della buona prestazione, non può fallire. 

Come si lega questo alla costruzione della personalità? Lowen afferma che tutti noi vediamo l’atto sessuale come un’esibizione allo scopo di nascondere a noi stessi o agli altri i veri sentimenti e anche le nostre emozioni. 

“L’elemento esclusivo e caratteristico della sofisticazione sessuale è una distorsione per cui la paura della donna si trasforma nel desiderio di soddisfarla e la paura del successo – cioè del possesso carnale – si trasforma nella paura del fallimento.” pg. 17

Lowen lavorerà per lungo tempo ad individuare con i suoi pazienti le distorsioni che creano a loro volta le confusioni e le contraddizioni dei costumi sessuali contemporanei. Lavorando sulle distorsioni l’autore afferma come, in realtà, ciascuno individuo, uomo o donna che sia, è in grado di raggiungere l’orgasmo e l’acme sessuale: il fatto che non capiti può dipendere da fattori che non sono legati alla “qualità della prestazione” (come si spiegherebbe un sofisticato) ma anche a condizioni che sfuggono al controllo del conscio (un radicato senso di colpa appreso, una grave ansietà generale, l’ostilità verso il partner,…). Inoltre, il concetto ripreso da Reich relativamente al corpo, ovvero che una persona è funzionalmente identica al suo atteggiamento fisico, è importante per comprendere l’allontanamento da un sano atto sessuale. 

Contrariamente, l’individuo sessualmente maturo non è sofisticato su questo tema, né afflitto da senso di colpa sessuale. Non si preoccupa della prestazione perché la sua attività sessuale è direttamente proporzionale ai sentimenti e non si ritiene perfetto. L’individuo maturo ritiene che successo e fallimento non sono criteri in base ai quali giudicare il proprio comportamento e quindi, la sua soddisfazione sessuale corrisponde con la sua soddisfazione globale. Maturità significa quindi impegnarsi realisticamente a vivere ed amare. 


Sesso e amore: due facce della stessa intimità

E’ la persona sessualmente sofisticata a ritenere sesso e amore due sentimenti separati. Sono gli individui nevrotici con una visione superficiale delle emozioni ad avere questo atteggiamento nei confronti dell’intimità. Il sesso è espressione di amore. La nevrosi che accompagna una loro distinzione è principalmente dovuta alla nostra cultura, dove vi è incapacità generalizzata di liberarci da conflitti interni a sé stessi (nevrosi) e, di conseguenza, da atteggiamenti ambivalenti. 

L’essere umano è ambivalente per definizione: significa che nella sua personalità sono presenti tendenze opposte. L’amore per il partner del lunedì, può sfociare nel suo disprezzo il martedì. Odio e amore si manifestano costantemente.

Tuttavia l’ambivalente e la nevrosi generale dell’uomo moderno non cancellano il senso del sentimento dell’amore, forse perché “amare” non conduce per forza ad uno sfogo sessuale e corporeo (contatto e penetrazione). Possiamo amare un partner, ma anche i figli o un amico stretto. Amare diventa quindi la ricerca della vicinanza con l’altro (identificazione). Per non distruggere l’integrità dell’individuo, il lato spirituale connesso al senso dell’amore non può essere disgiunta dal contatto. Per comprendere un oggetto d’amore bisogna stargli vicino. In questo senso, l’atto sessuale è la forma più intima di amore,

“[…] durante l’atto sessuale, due organi gonfi di sangue, spesso fino al punto di pulsare, vengono nel più intimo contatto possibile. Le zone erogene sono caratterizzate dalla ricchezza dell’irrorazione. Un intimo contatto tra organi ricchi di sangue si verifica nel bacio e nell’allattamento, due atti che sono considerati anch’essi espressioni d’amore” pg. 29

Quando, invece, nell’uomo come nella donna, si è in presenza di una dissociazione (l’ “erezione fredda”) essa è sempre condizionata da disturbi emotivi. 

Una delle prime dissociazioni disturbate che sono state individuate dagli psichiatri partono dallo sviluppo psico-sessuale del bambino: lo scarso soddisfacimento dei suoi bisogni orali, come il contatto corporeo, il cibo, l’affetto e le cure. Dall’allattamento alla svezzamento per capirci. Il celebre esperimento delle scimmie di H. F. Harlow relativo ai comportamenti osservati dai piccoli scimpanzé in presenza di una madre vera o di una mamma artificiale ma “riscaldata”, fu illuminante nello spiegare il fenomeno del soddisfacimento dei bisogni. I piccoli di scimmia correvano incontro alla madre riscaldata quando presente, e si disperavano quando non c’era, correndo qua e di là. Ciò che emerse evidente quindi è che la mancanza di amore, e il soddisfacimento dei bisogni che è sua conseguenza, porterebbe l’individuo ad una insoddisfazione e ad una immaturità emotiva. 

La personalità quindi può apparire “vuota”: sente il bisogno della vicinanza e delle attenzioni altrui (qualcuno che ti ammiri, che dica ti “bravo”) e dal desiderio di intimità. I rapporti con gli altri sono caratterizzati dalla povertà di risorse interiori. 

La seconda dissociazione che viene osservata non è tra amore e sesso, ma lo sdoppiamento tra l’impulso amoroso infantile e il desiderio di contatto e il desiderio adulto di penetrazione e sfogo. In questo caso, è la genitalità (cioè l’uso dell’organo genitale) a sovvertire il beneficio dell’oralità. Questo aspetto si nota nei casi in cui vi sia stato in epoca infantile una repressione emotiva da parte dei genitori della manifestazioni sessuali infantili. Questo accade perché gli adulti confondo il “gioco erotico” dei bambini con l’attività genitale adulta, sbagliando.

Il risultato “adulto” di queste dissociazioni ed ambivalenze, Lowen le identifica in un individuo rigido sia nel corpo che nella mente. Si tratta di una condizione di affettività bloccata e dall’emotività limitata, dove i conflitti rimasti irrisolti hanno sdoppiato le esigenze unitarie dell’organismo biologiche e psichiche. 

E questo è una vero problema, soprattutto perché, come affermerà l’autore non è possibile disgiungere il sesso dalla ricerca dell’amore. Persino in casi in cui “si paga” per fare sesso, le prostitute, in cui è il desiderio di contatto ed erezione a comandare e quindi il bisogno rimane quello di provare ad amare qualcuno. Solamente che in questo caso il bisogno di amare è lo sfogo fisico di un impulso, che la prostituta “aiuta” a soddisfarlo a pagamento. 

Il motivo per cui si ricorre al sesso mercenario e si tende ad allontanare la questione dell’amore è perché la felicità sessuale nella nostra contemporaneità è difficile da raggiungere a causa delle nostre nevrotiche esistenze: gli individui hanno perso la capacità di darsi completamente agli altri, di riuscire a perdere il controllo e abbandonarsi al piacere puro e semplice. E i motivi sono molteplici, e non attengono alle nostre esigenze primarie come esseri umani. Insomma: siamo troppo sofisticati e “impegnati” per godere del sesso.  

Ed è qui la questione importante, come sottolinea l’autore, di “universalità” della sessualità, ovvero: 

“Un uomo non può amare una donna se non ama le donne. Altrettanto si potrebbe dire di una donna. Essa può amare un uomo solo se ama tutti gli uomini.” pg. 39

E tant’è…nel senso che la potenza sessuale è direttamente proporzionale alla forza dei sentimenti positivi che si provano nei confronti dell’altro sesso “in generale”, a livello biologico e sentimentale, e non verso un unico partner. Stiamo parlando di poligamia? Ovviamente, no. Lowen afferma che la persona “sana” ama e prova attrazione psico-corporea verso gli altri esseri umani; la differenza con il perverso, ovviamente, è che quest’ultimo è un sofisticato con una sessualità immatura dovuta a traumi infantili e prova piacere imponendo il sesso, anziché vivendolo. 

Il sessuale maturo, invece, è di norma molto selettivo avendo una componente cosciente più sviluppata rispetto alle generalizzazioni inconsce del bambino. E’ il caso degli stupratori: altro non sono che bambini in un corpo adulto, dall’affettività bloccata e repressa, dalla personalità conflittuale che “odiano” il genere umano e quindi “possederlo” sessualmente significa provare quel senso di potenza e quelle attenzioni che gli sono state negate durante l’infanzia. 

Pertanto il sesso si dissocia dall’amore quando vi è un netto distacco tra sentimenti amorosi cosci ed inconsci. Di certo sesso e amore non sono la stessa cosa in termini pratici, ma l’uno è di certo l’espressione dell’altro e, addirittura, si hanno prove come in molti casi l’amore derivi direttamente dal sesso. 

“[…] i bimbi sani hanno avuto dei genitori che sono stati felici a letto. Questa affermazione mi sembra fondata.” pg. 44

E’ vero quindi anche il suo contrario, ovvero che la nevrosi infantile dipenda da disfunzioni e conflitti sessuali dei genitori, così come da quella che Reich chiamò gli “impulsi secondari”, ovvero delle finalità del sesso diverse dal dare e ricevere piacere, per colmare un vuoto della propria vita. Come ad esempio certe gravidanze, che possono limitare il senso dell’amore, e rendere funzionale egoisticamente la nascita di un figlio.  

Il senso dell’amore è spesso quindi relegato ad una sorta di astrazione, trattandosi di una speranza, un sogno o un desiderio. Tuttavia, come abbiamo visto, l’amore romantico trova la sua realizzazione in un contatto, nel soddisfacimento del bisogno di un piacere e di un impulso biologico che spinge ad avere un amplesso. In età adulta, Freud parlava di una forma di intimità detta “amore romantico sessuale”, che recuperava i caratteri della passionalità dell’amore adolescenziale associandoli alla cultura del sentimento adulto, facendolo quindi evolvere. 

Sarà forse per questo che l’uomo maturo, quando si trova in una situazione di tensione sessuale, si autolimita con il principio di realtà, ovvero non salta addosso alla prima persona disponibile in quel momento. Egli agisce reprimendo l’istinto sessuale e dando rilievo alla selettività e quindi alla discriminazione del partner sessuale, spesso in vista di un piacere maggiore. 

Perciò, l’ultima considerazione che va fatta in questo paragrafo, è come l’amore sia anche un fatto culturale. Nei secoli la sessualità è stata degradata ad una passione animale, inferiore al nobile sentimento dell’amore. Ma questo è moralismo sociale indotto, più che una realtà psico-corporea. Il fatto è che tutti noi ci siamo dentro fino alle scarpe in questo tipo di ragionamento, al punto da renderlo reale, ignorando la coesione con la nostra natura biologica e portando ad istituzionalizzare quella che nell’uomo viene definita una condizione comportamentale “schizoide”. 

“L’amore soddisfatto biologicamente (attraverso il sesso) non è illusorio. Esso possiede una sostanza che deriva dalle soddisfazioni fisiche offerte dalla relazione. E’ profondo, perché è stato messo alla prova di fronte alla realtà e rafforzato dal piacere. E’ vasto, perché i buoni sentimenti che lo circondano si estendono a tutto il mondo. […] La vita e il benessere degli esseri viventi sono governati da azioni biologiche, non da sentimenti astratti. Il sesso appaga. L’allattamento è piacevole. Il contatto è caldo. Il corpo non tradisce. E’ il divino in forma umana.” pg. 52  


Morte, sesso e individualità 

Per parlare di amore, bisognerebbe aver fatto esperienza del suo esatto contrario: la perdita dell’amore. E’ il solito discorso della consapevolezza data dagli opposti, luce e buio, superiore ed inferiore, maschile e femminile, piacere e dolore. 
“L’angoscia orgastica, e cioè la paura di una dissoluzione dell’ego che pervade l’individuo nevrotico all’avvicinarsi dell’acme sessuale, è percepita come paura della morte. L’associazione del sesso con la morte è il risultato di ansietà nevrotiche o affonda le sue radici in processi biologici fondamentali. pg. 53
In altre parole, è naturale che vi si accosti il sesso con la morte. Tutti gli organismi viventi su questa terra si riproducono sessualmente e possiedono una struttura corporea individuale, che sfocia nella distruzione, nella morte. Perciò sesso, morte ed individualità sono tre concetti teoricamente inseparabili. Un organismo tende a produrre un quantitativo di energia in eccesso e il fine è funzionale alla riproduzione della sua specie. Solo se comprendiamo questo ciclo, faremo sul sesso e morte un discorso funzionale e non teleologico (cioè legate ad un assoluto, non razionale e rivolto a Dio). 
Lowen comunque dice come sarebbe ingiusto sostenere che il prezzo da pagare per il sesso sia la morte perché la Vita di per sé è immortale, ciò che è mortale è l’individuo stesso. Il sesso è lo strumento che permette all’individualità di svilupparsi e conservarsi. 

[…] la sessualità è un’esperienza di Vita, per l’individuo come per la specie. Essa produce un rinvigorimento  fisico ed una rinascita psicologica simili agli effetti rinnovatori della coniugazione nei protozoi.” pg. 57

La morte è quindi la fine dell’energia vitale, in eccesso, che è funzionale sessualmente alla riproduzione della specie. La sessualità aiuta l’individuo a conservare la propria struttura unica e le proprie funzioni lungo tutto l’arco della sua esistenza. Quello che accade nell’atto sessuale può essere visto come una “morte dell’ego”, in cui durante l’orgasmo l’ego si annulla (come coscienza) in favore dell’altra persona. Per questo l’ego e la sessualità sono antitetici, cioè non possono coesistere nello stesso momento. Infatti per l’ego il corpo è un oggetto che va compreso, controllato ed usato; dal momento che la sessualità è identificata nel corpo e il corpo con la sessualità, è chiaro come non via spazio per l’ego in quanto prodotto della mente.

Tornando quindi all’individualità (o fenomeno dell’individuazione umana o autocoscienza) e legandolo al sesso, si sviluppa il problema dell’ansietà, come detto all’inizio. L’ansietà ha un effetto deleterio per l’uomo, che giustifica dice Lowen tutti i libri e gli studi scritti finora di sessuologia, psicologia e altre materie affini. Il sentirsi isolati, spesso, è una conseguenza della nostra individuazione: quando essa è poco sviluppata (sostituita da un senso di appartenenza, come un clan in epoca preistorica), non dovrebbe manifestarsi questo senso di solitudine. 

Quindi va da sé che più forte è la nostra individualità, più ci sentiamo isolati. E’ un discorso molto sociologico: più un individuo si mischia ad una folla, ad un pubblico, ad un gregge in generale, più tende a scomparire la personalità individuale. 

Qual’è l’antidoto contro la solitudine prodotta dall’individualità? Come possiamo evitare la distruttiva ansietà che essa può produrre? Si dice spesso che la risposta è l’amore. […] La risposta vera è l’amore, ma l’amore attivo, la cui forma principale è il sesso. pg. 65 

Ancora una volta si ribadisce lo stesso concetto: che sesso e personalità sono interdipendenti. Essa forma e modella il comportamento sessuale dell’individuo: l’uomo o la donna con una forte sessualità sono normalmente buoni e felici; al contrario, le persone sessualmente frustrate tendono ad essere amare, acide e depresse. Una persona sessualmente rigida e meccanica, lo sarà anche nel rapporto con gli altri. La sessualità è di fatto quindi l’espressione della nostra vitalità, in diretta antitesi con la morte. 


Amare lo stesso sesso: come Lowen intende le tendenze omosessuali

Toccare questo aspetto, soprattutto al giorno d’oggi, è difficile e può ingenerare in incomprensioni. Vorrei da subito mettere le mani avanti: Lowen intende l’omosessualità come un “problema” dell’amore e del modo di intenderlo a livello corporeo quando entrano in relazione due individui dello stesso sesso. Per lui non si tratta di un problema sociale legato alle minoranze. Ma andiamo più nel dettaglio. 
La prima cosa da dire è che il tema dell’omosessualità provoca in genere reazioni forti soprattutto nelle persone considerate sessualmente “normali”: dallo scherno, al disprezzo, ma anche una sorta di curiosità ed attrazione. La psicanalisi ha dimostrato in varie occasioni come queste reazioni siano spiegabili come una ansietà che deriva da uno strato di omosessualità latente, presente in ciascuno di noi. 
La nostra società occidentale ormai non condanna apertamente l’omosessualità ma riflette comunque una sorta di tensione, in cui l’omosessualità maschile è malvista, invece quella femminile piuttosto tollerata. 
Perché accade questo? 
Si potrebbero fare alcune ipotesi di stampo sociologico. L’omosessuale nella nostra cultura occidentale attuale è l’antitesi del messaggio di virilità, competitività ed aggressività che dovrebbe portare con sé un uomo. L’eterosessuale maschio viene spesso indirizzato ad un prototipo di persona in cui l’espressione di sentimenti raffinati, oppure la passione per le arti, il teatro, le attività culturali ed estetiche in generale, sono ritenuti occupazioni “da femmine”. Lo stesso vale per le attività di cura: dall’insegnamento, al Counseling, alle varie forme di terapia. Molto spesso si tratta di impieghi che la società etero-centrica destina, per tradizione, alle donne. Ovviamente si tratta di una distinzione legate ai sessi che lascia molto a desiderare, legandosi più a un’idea di organizzazione della società in base ai ruoli di genere, piuttosto che ai talenti di ciascuno. 
La figura dell’omosessuale, dice Lowen, tolta la parte “accettata” dalla massa della spensieratezza allegra dei Pride, è tragica. Questa forte affermazione è figlia della sua pratica clinica dove ha potuto constatare numerose volte come vi sia uno spostamento, quasi totale, delle sensazioni corporeo e sessuali esclusivamente sull’eccitazione genitale (il pene eretto) lasciando il corpo come un luogo privo di sensazioni piacevoli. E’ l’insensibilità del corpo, dice l’autore, e anche la sovreccitazione dei genitali a creare una sorta di collegamento a tubo che non conduce ad un desiderio sessuale vero e proprio collegandosi direttamente ai genitali. Nella sessualità “normale” le sensazioni sono molteplici e variegate e investono tutto il corpo fisico, se si intende la sessualità come un desiderio di intimità e di unione. I genitali, di per sé, sono la valvola di sfogo di una tensione e di una ansietà corporale: sono il mezzo, ma non il fine della sessualità. 
Essa è più ampia, ovviamente. 
In sostanza ciò che si nota dell’omosessualità è una contraddizione della personalità  individuali incapace di gestire un conflitto latente tra il bisogno di intimità (che è tipico della sessualità) e l’impulso genitale. A livello sociale, rendere evidente questa fissazione genitale, che in tempi antichi poteva avere un significato di fecondità quasi ancestrale e sacro, ora assume un significato negativo, di ribellione, di rifiuto verso una società che “non riconosce” le tendenze altre. Vi sono poi delle spiegazioni più inconsce, ovvero legate al passato della persona omosessuale come il solito rapporto con le figure di attaccamento (padre e madre) e con la loro eventuale presenza o assenza durante l’infanzia. 


Fine prima parte

Vai alla seconda parte 

 
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